Marc Chagall: volare dalla Russia tra le fiabe e le magie

Scenografia del Balletto Aleko, 1942-43 (part.)
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Cos'è?

Palazzo Reale, Milano

dal 17 settembre 2014 al 1 febbraio 2015

[box type=”shadow” ]Culture e tradizioni moltlepici vivono nell’arte di Chagall: un medley tra la cultura ebraica, russa e quella occidentale. Chagall dialogante con le future generazioni, ribelle, progressista e sempre moderno. Chagall che quotidianamente approfondisce la Bibbia, reinterpretandone le allegorie, e facendola straripare nelle sue opere per punzecchiare i Maestri.[/box]

Negli ultimi cinquant’anni non è mai stata dedicata in Italia una grande retrospettiva a Marc Chagall (1887-1985), che nel corso del Novecento accresce l’originalissimo ingegno poetico distillando e acquisendo dall’autoctona cultura ebraica, così come da quella russa, e quindi dalla pittura delle avanguardie in europa. Un evento di portata immensa rivolto a esplorare la prodigiosa spinta creativa di un monumentale interprete dell’arte del XX secolo.

Autoritratto con sette dita, 1911. Stedelijk Museum, Amsterdam
Autoritratto con sette dita, 1911. Stedelijk Museum, Amsterdam

Nella prolungata attività artistica Chagall custodisce delle componenti spirituali e figurative peculiari della sua produzione: Vitebsk, il paese d’origine, in Russia, le utopie dell‘adolescenza, la vita dei contadini, i riti e la tradizione ebraica. Presentimenti, accavallamenti, grovigli tra realtà e fantasia, concetti e fonti di ispirazione che infondono alla sua incantevole narrazione una speciale sonorità onirica come la grafia della favola. Visionario mago della pittura, dalla naturale attitudine immaginativa, Chagall, pur vivendo le contaminazioni con le svariate manifestazioni avanguardiste del suo tempo, non sarà mai partecipe a una corrente o una scuola propriamente, persistendo più volentieri nel ruolo di recondito pioniere dell’eternità.

Un’opera colossale, senza limiti, senza tempo e senza distinzioni. Una profonda devozione, un artistico spirito blu che si scaglia generosamente nei quadri, sublimato come in una poesia fiabesca, suggestionata dalla vita contadina, dall’amore e dalla dottrina ebraica, ma anche dalle dolorose persecuzioni. Qui il colore, danzando degli assolo decisamente folli, sgorga inondando le tele con allegorie oniriche. Culture e tradizioni che si sposano in una aggregazione, un messaggio e una esortazione alla tolleranza, unico valore pienamente attuale.

Suddivisa in quindici sezioni, con oltre duecento opere, soprattutto dipinti, l’intera carriera artistica di Chagall fluisce cronologicamente a partire dagli esordi, fino ad arrivare ai lavori degli ultimi decenni. Curata da Claudia Zevi, la mostra nel prendere in esame i temi della globalizzazione delle culture, dell’emigrazione o della tolleranza religiosa, pregnanti nella vita e nelle opere dell’artista, tratta ampiamente uno studio capillare del lessico nitido, penetrante e identificabile di Chagall, nel contesto storico in cui vive.

Autoritratto di profilo, 1914, olio su cartone
Autoritratto di profilo, 1914, olio su cartone

“Chagall conobbe le Avanguardie, di cui troviamo traccia nelle sue opere – dice Claudia Zevi – come la lezione cubista nell’Autoritratto con sette dita. Ma se guardiamo oggi le Avanguardie sono datate, non parlano più alla nostra contemporaneità. Mentre Chagall è sempre attuale perché il suo messaggio è universale. In questa mostra presenteremo gli aspetti più profondi, filosofici della sua opera”.”Una mostra pensata per ben tre anni, – continua Claudia Zevi – che propone capolavori mai visti insieme, perché provenienti da collezioni private o perché quasi inamovibili”.

Racconta Claudia Zevi: “Tre mondi vivevano in Chagall, quello russo, quello ebraico e quello francese. In ognuno trovò qualcosa per ispirare la sua opera”. Ma alla fine il mondo di Marc Chagall è quello magico che ha costruito egli stesso, con l’esperienza dei diversi esilii, con le fughe e i ritorni, con i fiori e la luce della Provenza, una vera scoperta per lui che veniva dal freddo di Vitebsk, nato Moishe Segal, il cui nome russo era Mark Zacharovič Šagalov, abbreviato in Šagal. E dalla Russia ha preso le favole e la magia. E dal mondo ebraico i simboli e lo studio, la tragedia dei pogroom e la bellezza dell’amore.

Un viaggio fantastico nelle sale di Palazzo Reale, un’occasione unica e imperdibile. Della mostra e del personaggio Marc Chagall ha parlato Meret Meyer, nipote dell’Artista, vicepresidente della Chagall Committee e co-curatrice della retrospettiva, Marcello Massenzio, Professore all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e autore del libro La passione secondo l’Ebreo errante, e Daniel Sibony, psicoanalista e filosofo francese, autore di saggi dedicati all’origine della creazione artistica. Jean Blanchaert, gallerista antiquario, illustratore, scultore del vetro, così ha esordito all’evento: “Chagall non andava in nessun tempio, c’era stato tanto da bambino, il suo lavoro era la sua preghiera. Quadri fatti di innamoramento, che mostrano il bello delle persone e delle cose. I suoi migliori amici sono al Louvre, Rembrandt e El Greco. A 16 anni ancora non sapeva che ci fossero delle matite per disegnare, ma quando lo scoprì, la pittura esplose dentro di lui e fu per sempre.

Il violinista verde,1923, olio su tela, cm. 78 × 42. Museo Guggenheim, New York
Il violinista verde,1923, olio su tela, cm. 78 × 42. Museo Guggenheim, New York

La Russia, Berlino, Parigi, New York e poi ancora Mosca e ancora Parigi… Chagall come un ebreo errante, che tante volte ritroviamo nelle sue opere. Le sue tele ci raccontano le fughe, la difficoltà dell’esilio e di trovare una patria, la riscoperta delle proprie radici per conoscerle a fondo e su queste radici costruire la propria identità. Una identità multipla e ricchissima. C’è forse una lezione più attuale?

Una mostra che ci illumina e ci accompagna per verificare e apprezzare la contemporaneità di Chagall, il suo vivere da emigrante, senza cittadinanza per molti anni (come accade oggi ai nostri clandestini), e per la caparbietà di portarsi ” il sacco della memoria e delle tradizioni” senza mai cadere nell’integralismo, in grado di riaffermare nella nostra attualità la storia e la poesia onirica del grande Maestro. Dopo Milano, grazie al rapporto di cooperazione culturale tra Palazzo Reale di Milano e il Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, iniziato nel 2009, l’esposizione si trasferirà a Bruxelles dal 27 febbraio al 28 giugno 2015.

LE SEZIONI

SALA 1
Marc Chagall – Una retrospettiva, 1887-1985
Dalle Memorie inedite riscoperte in occasione di questa esposizione, nasce l’immagine di uno Chagall pittore e uomo complesso, la cui vena poetica e favolistica “fra cielo e terra” nasce e si rafforza durante gli anni di esilio, senza mai rinnegare le proprie origini russo-ebraiche e tuttavia senza estranearsi da una realtà storica in cui confluiscono tutte le tragedie del ‘900.

SALA 2
1907- 1914 – Le prime opere russe e il viaggio a Parigi
Dopo avere studiato a S. Pietroburgo nell’atelier di Bakst, il giovane pittore, poco più che ventenne, parte da Vitebsk per Parigi. Qui scopre il linguaggio delle avanguardie francesi che rielabora alla luce delle immagini che gli provengono dalla tradizione popolare russa ed ebraica.

SALA 3
1914-1919 – Il rientro in Russia
Rientrato a Vitebsk per sposare Bella, egli non potrà più tornare in Occidente a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. La casa natale, la famiglia – le presenze affettuose che hanno costituito il mondo di Chagall bambino – sono i soggetti che compaiono adesso nei suoi dipinti. Su tutte prevarrà però l’immagine di Bella raffigurata spesso in opere che rappresentano coppie di amanti.

SALA 4
1920-1921 – Il viaggio a Berlino e ‘Ma vie’
La scelta di scrivere, appena trentenne, la propria autobiografia coinciderà con la fuga di Chagall dalla Russia e con il suo soggiorno berlinese. L’incontro con il gallerista Paul Cassirer segnerà la scoperta dell’importanza della grafica. In “Ma vie” egli prosegue con questa nuova tecnica una riflessione formale sull’attività grafica e sul disegno già iniziata in Russia al tempo del teatro.

SALA 5
1914-1919 – La raffigurazione del mondo ebraico
Chagall racconterà per tutta la vita il mondo ebraico delle sue origini. Ai grandi ritratti di vecchi ebrei si affiancano nel tempo le diverse versioni dell’ebreo in volo sopra Vitebsk tra cui quella del 1914 proveniente da Toronto mai più esposta negli ultimi 50 anni. Particolarmente interessante il bozzetto del “Rabbino con cedro” affiancato al dipinto realizzato successivamente.

SALA 6
1915-1917 – L’amore per Bella
L’immagine di Bella sarà la figura prevalente nei capolavori del periodo russo, che, apparentemente realistici nella resa pittorica, narrano la favola di un amore realizzato e di una vita domestica intrisa di felicità.

SALA 7 e 8
1919-1920 – Chagall e il teatro
Anche Chagall sarà travolto dall’entusiasmo per la rivoluzione russa fino a essere eletto commissario del popolo a Vitebsk. Proprio in questi anni egli svilupperà la sua vena creativa a confronto con i grandi miti del teatro russo come Gogol. Questo interesse culminerà nell’incontro fondamentale con il teatro ebraico.

SALA 9
1923-1931 – Il rientro in Francia
Chagall rientra a Parigi dove, a La Ruche, non trova più nulla delle sue cose: l’atelier è svuotato, i quadri sono scomparsi. Tuttavia, dopo i difficili anni della rivoluzione sovietica, la riscoperta delle luci e dei fiori della Francia lo colma di gioia. L’attenzione del pittore si rivolge ora allo studio dei classici, tra cui soprattutto Rembrandt.

SALA 10
1926-27 – Le favole de La Fontaine
Il ciclo delle gouaches delle Favole di La Fontaine, che nasce dal fortunato incontro con il grande editore e gallerista Vollard, è uno degli esempi più stupefacenti della vitalità creativa di Chagall in questo periodo. In esse l’artista si confronta con l’autore classico della letteratura novellistica francese e, contemporaneamente, affronta, con le fiabe, un tema particolarmente caro alla cultura russa.

SALA 11
1925-1931 – I fiori di Francia
La luce di Francia, la sua campagna soleggiata, i fiori, si riflettono nelle opere gioiose di questo periodo che sarà segnato anche dal breve sodalizio intellettuale con il mondo surrealista. La raffigurazione delle finestre come limite tra interno ed esterno, come punto di passaggio tra il mondo interiore, emozionale, e quello esterno, naturale, saranno caratteristiche di questo periodo.

SALA 12
1931-1947 – Venti di guerra
Già a partire dai tardi anni ’20 appare evidente la percezione da parte dell’artista dell’addensarsi delle nubi minacciose che incombono sul suo popolo. Nella Caduta dell’Angelo del 1933 si annuncia l’avvento del Nazismo, si profetizza quasi la catastrofe che ne verrà. I colori si scuriscono, le ombre aumentano, e nel 1939 Chagall è costretto all’esilio. Negli Stati Uniti, dove trova rifugio, dovrà ancora sopportare il lutto terribile dell’improvvisa scomparsa di Bella, la compagna della sua vita.

SALA 13
1943- 1966 – Chagall e la musica
Anche durante la guerra l’arte rimane per Chagall la risorsa estrema che lo salverà dalla disperazione. L’incontro con la musica e le commissioni per i Balletti di Aleko e per l’Uccello di fuoco di Stravinsky, finiranno per rendere concreta attività la grande passione della sua vita per la musica. Negli anni sessanta arriveranno, poi, le commesse monumentali per opere pubbliche, affreschi, mosaici e vetrate e, soprattutto, quelle per l’Opera Garnier di Parigi o per il Lincoln Art Center del Metropolitan Theater di New York.

SALA 14
1946-1951 – Il rientro in Francia
Subito dopo la guerra compaiono grandi dipinti di animali dalla pregnanza mitologica che riprendono alcune immagini archetipe della cultura ebraica. Grandi rappresentazioni di mucche, di pendole con le ali, di galli.

SALA 15
1951- 1975 – Gli anni di Nizza
Chagall è ormai un artista di successo, il Museum of Modern Art di New York e gli altri grandi musei del mondo gli hanno dedicato mostre monografiche ed egli sente il suo rientro in Francia come finalmente definitivo. Accanto alla seconda moglie Vava egli sembra ritrovare una rinnovata felicità creativa che porta con sé nuovi colori, nuove tecniche, nuove immagini, come quelle degli innamorati fluttuanti nel cielo di St. Paul de Vence.

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