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Cos'è?

Bologna
 
Genus bononiae, la potente istituzione culturale sostenuta e presieduta dall’ex rettore Fabio Roversi Monaco, prima criminalizza i graffiti, processa writers, urla per il decoro urbano, poi si glorifica come mecenate della street art rivendicandone la preservazione per il mercato dell’arte anche con la complicità di curatori e artisti.
 
“Il museo non mi avrà”. Questo l’urlo rabbioso di Blu, tra i più famosi street artist al mondo, mentre cancella i suoi noti, meravigliosi lavori dai muri di Bologna.
Una guerra aperta, una protesta sensazionale di Blu contro questi “magnati”, come lui li etichetta, una denuncia contro lo strapotere di chi si arroga in diritto di decidere che la street art sia da inserire nel grande circuito commerciale delle gallerie e musei.

Il principio stesso di questa forma d’arte viene tradito, visto che sin dagli inizi la street art è sempre stata una straripante protesta contro il degrado delle città, intervenendo in periferie abbandonate per ridipingerle con una forma d’arte accessibile alla gente comune. E comunque sono in molti gli artisti di strada che danno per scontato l’eventualità del degrado o della demolizione del loro lavoro, condizione intrinseca della vita dell’opera di strada.

Blu: lo street artist cancella i murales
Blu cancella le opere a Bologna

Per una stranissima coincidenza, mentre il potente sistema dell’arte che governa il look urbano si appropria dei murales, una Giudice zelante castiga altri autori: AliCè, giovane artista visual, scenografa, illustratrice con all’attivo oltre mille opere in giro per il mondo, viene multata per ottocento euro e condannata penalmente per avere “imbrattato” alcuni dei muri degradati della città.

Per la Giudice Gabriella Castore c’è una legge che parla chiaro: “Ciò che intende sanzionare il legislatore è il fatto che, senza l’autorizzazione da parte di chi è titolare del bene immobile, terzi possano imbrattare muri anche semplicemente aggravando una situazione già esistente”.
E come si spiega l’accaparramento arbitrario di questi murales imperniato sulla capitalizzazione di poteri forti? Ci illumini Signora Giudice.

Il collettivo Wu Ming, sul suo blog, scrive: “una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi”, criticando la scelta di chiudere in un museo opere create e cucite addosso alla città.  Un’ombra incolore su una parete esterna del centro sociale Xm24 alla Bolognina dove c’era l’opera di Blu. Una interminabile pittata di grigio anche sugli altri lavori realizzati dallo street artist a Bologna. L’arte di strada prigioniera dei musei, No! Un concetto allarmante dell’establishment che tutti abbiamo il dovere di combattere.

Gli occupanti di due centri sociali – XM24 e Crash collaborano dando una aiuto a Blu. Il sito del collettivo Wu Ming, proclamatosi autorevole portavoce della protesta, spiega: “Questa mostra sdogana e imbelletta l’accaparramento dei disegni degli street artist, con grande gioia dei collezionisti senza scrupoli e dei commercianti di opere rubate alle strade”.

Blu: lo street artist cancella i murales a Bologna
Blu distrugge le sue opere alla Bolognina

Salvaguardia, recupero, riqualifica sono i nobili propositi degli organizzatori della mostra “Street Art. Banksy & Co.” che apre i battenti il 18 marzo, promossa da Genus Bononiae con la Fondazione Carisbo a Palazzo Pepoli. Blu fa piazza pulita di questa blasonata iniziativa, obbligandoci a meditare su come questa si traduca in ben altri valori: speculazione, promozione, quotazione vendita. Non è la prima volta di Blu: lo street artist aveva già cancellato una sua opera a Berlino per sabotare la speculazione edilizia perpretata nel quartiere di Kreuzberg, un progetto di ristrutturazione residenziale di lusso.

Blu: lo street artist cancella i murales

Intanto, gli attivisti del Laboratorio Crash scrivono sul web : “Siamo stati denunciati mentre aiutavamo Blu a cancellare le sue opere. La riflessione a caldo e a margine della cancellazione delle opere di Blu che stiamo facendo anche noi in questo ore – hanno detto – quanto sa essere sciocco il potere quando ci si impegna? Siamo stati denunciati dalla polizia mentre cancellavamo l’opera di Blu. E con questa ci conquistiamo la denuncia più stravagante e imbecille dell’anno”.
Nell’accesissima diatriba è mancata in modo macroscopico comunque l’adesione corale degli artisti, optando alcuni per un imbarazzante silenzio nei vari media.

Per gli estimatori dei lavori di Blu restano da vedere le opere a Roma, Milano, Praga, Vienna, Città del Messico, o New York. A Bologna, pur di salvaguardarne l’onore, l’arte di strada si è diluita in un mare di grigo.

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