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Museo MA*GA, Gallarate (VA)

Dal 3 dicembre 2017 al 22 aprile 2018

Dipingo solo belle cose. Uso vernici da pareti e colla, uso il pennello e le punte delle dita. In pochi anni potrei diventare un pittore di primo piano. Se lo voglio.
E quando potrò vendere i mie dipinti potrò comperarmi un pianoforte e comporre musica. Perché la vita è una noia

Jack Kerouac, October 10, 1956, Mexico City

Jack Keruac (1922-1969) è universalmente riconosciuto come uno dei padri e dei maestri della Beat Generation, il movimento letterario e artistico che dai primi anni cinquanta sconvolse e scandalizzò i valori della società americana ed europea.

Sarà un avvenimento raro per ammirare i cartoni, tele e disegni di Kerouac, esposte solo in tre eccezionali occasioni, al Whitney Museum di New York, il Centre Pompidou di Parigi e lo ZKM di Karlsruhe.
Le opere per decenni sono rimaste a Lowell, Massachusetts, dove nacque lo scrittore, all’interno del lascito testamentario gestito dal cognato, John Sampas, e dopo trasferito ad un gruppo di collezionisti privati rappresentati dalla Rivellino LDV Gallery, Locarno (CH).

Keruac preannunciò l’emancipazione sessuale e culturale assieme ad un costume di vita che avrebbe spronato i giovani alla rivoluzione degli anni sessanta.
Con il suo gruppo di matrice beat, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti ripudiò le utopie tecnologiche post belliche promuovendo un nuovo stile etico, di carattere istintuale, che poi sarebbe defluito nella cultura hippie, nel NO alla guerra in Vietnam e nello storico evento di pace e musica rock’ di Woodstock (1969).

Jack Kerouac. Raven, N.D., olio su tela, 29x23 cm
Raven, N.D., olio su tela, 29×23 cm

Poesia e Jazz

Poeta jazz, per lo stile ritmato della sua prosa, trattò temi quali la spiritualità cattolica, le gioie dell’amore (per lui la porta del Paradiso), il buddismo, la droga, la povertà e il viaggio come bene documentano le sue opere più conosciute “On the Road”, considerata il manifesto della Beat Generation, “I sotterranei”, “I vagabondi del Dharma” e “Big Sur”, dove sono descritti come in un diario i brevi viaggi attraverso gli States.

“E’ un poeta che con la sua opera dimostra una verità enunciata una volta da René Crevel: “la mancanza di coraggio è letale.”
Forse il suo maggiore contributo alla letteratura americana è proprio il coraggio che ispira ad altri scrittori. Dopo aver letto Kerouac è difficile ritornare a scrittori come Dos Passos, Hemingway, Steinbeck… o anche… anche al sottoscritto” (Henry Miller, 1960).

Jack Kerouac. Truman Capote, 1959, olio su tela, 51x40,3 cm
Truman Capote, 1959, olio su tela, 51×40,3 cm

Jack Keruac e L’Italia

Il percorso si svilupperà in più segmenti che intersecano la vita e la poetica di Kerouac, vivendo l’energia di queste opere che rispecchiano l’incondizionata personalità che Kerouac seppe polarizzare tra letteratura, poesia, musica, la sua stessa vita e il cinema. Dai ritratti delle stars Joan Crawford, Truman Capote, Dody Muller ai richiami alla cultura beat; dalle relazioni tra Kerouac e l’Italia, con una selezione fotografica di Ettore Sottsass alla moglie Fernanda Pivano, ad Allen Ginsberg e allo stesso Kerouac.

L’esposizione sarà inoltre arricchita da un progetto inedito di Peter Greenaway dedicato proprio a Kerouac. Una speciale sezione video amplierà gli orizzonti culturali del progetto, con la proiezione dell’intervista di Fernanda Pivano a Jack Kerouac, gentile concessione di Rai Teche e di Pull My Daisy (1964), il cortometraggio (30 min.) sceneggiato da Kerouac, diretto da Robert Frank e Alfred Leslie, e recitato da alcuni protagonisti della Beat Generation, quali Allen Ginsberg e Gregory Corso.

Jack Kerouac. Senza Titolo, N.D., olio su tela, 40x29,5 cm
Senza Titolo, N.D., olio su tela, 40×29,5 cm

Jack Keruac e L’Europa

Una pubblicazione scientifica edita da Skira rilegge in modo complessivo l’opera pittorica di Kerouac. Un saggio di Sandrina Bandera nel percorso di formazione dell’artista è dedicato alle fonti e alle relazioni con la storia dell’arte europea.

La dimensione del sacro, dalla tradizione cattolica alla cultura buddista è trattato nella seconda parte del catalogo da Stefania Benini.

Le molteplici sfaccettature della cultura Beat sono affrontate in una serie di saggi da Franco Buffoni rimbalzando tra la storia e le relazioni con la cultura italiana e la contemporaneità. I legami con la moda anni Sessanta sono prese in esame da Viginia Hill, mentre cinema e suono sono appannaggio di Enrico Camporeso.

Con l’introduzione di Francesco Tedeschi, la quarta sezione si occupa più in particolare delle rispondenze tra Kerouac e la cultura artistica a New York dagli anni Cinquanta all’inizio dei Sessanta: dall’espressionismo astratto al jazz.
La testimonianza di Arnaldo Pomodoro sulla Beat Generation raccolta da Ada Masoero completa la pubblicazione.

Orari: Martedì-venerdì, 9.30-12.30; 14.30-18.30
Sabato e domenica, 11.00|19.00. Lunedì chiuso

http://www.museomaga.it

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