Warhol, la Coca Cola, Marilyn e le Polaroid

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Palazzo Reale, Milano
fino al 9 marzo 2014

L’appuntamento più atteso dell’autunno: la grande mostra a Palazzo Reale di Andy Warhol, uno degli artisti più acclamati e criticati del XX secolo: Andrew Warhola Jr, nato a Pittsburgh il 6 agosto 1928 e banalmente morto a New York a seguito di un intervento alla cistifellea cinquantanove anni dopo. In mezzo tutto il resto: gli esordi da grafico pubblicitario, gli amici famosi, le lattine di zuppa, la pazza New York anni Settanta e Ottanta dove tutto poteva succedere (e molto successe), la nascita di un’arte che sembrava più una provocazione, la Silver Factory, la musica, il cinema.

Zuppa di Pollo Campbell con riso, 1962
Zuppa Campbell’s di Pollo  con riso, 1962

Come scrive Francesco Bonami: “Andy Warhol dalla collezione Brant è un occasione rarissima per il pubblico di poter vedere uno dei gruppi di opere più importanti dell’artista Americano. I grandi artisti possono avere periodo più o meno interessanti, ma nella loro produzione avranno sempre qualcosa che riesce a comunicare. Warhol parla dalla nostra società, oggi come allora”.
La mostra parte dai primi disegni del Warhol illustratore per finire con le spettacolari Ultime Cene, – presentate proprio a Milano nel 1987, ultima mostra di Warhol, prima di morire e gli autoritratti, passando attraverso le opere più iconiche come le “Electric Chairs”, il grande ritratto di Mao, i fiori e uno dei più famosi capolavori di Warhol “Blue Shot Marilyn” il ritratto della famosa attrice americana che ha in mezzo agli occhi il segno restaurato di un dei colpi di pistola esploso da un’amica dell’artista nel 1964 che Brant avrebbe poi acquistato per 5000 dollari nel 1967 con i proventi di un piccolo investimento.

Attraverso capolavori e opere altrettanto sorprendenti ma meno conosciute, come una serie di Polaroid mai viste prima in Europa, la mostra della Collezione Brant non racconta semplicemente il Warhol star del mondo dell’arte e del mercato ma anche il Warhol intimo, l’amico, l’uomo.

Zuppa Cambells sopra Oltre la bottiglia di Coca, 1962
Zuppa Campbell’s sopra la bottiglia di Coca, 1962

Andy Warhol, capofila della Pop Art americana: la Pop Art è un’arte di massa che volutamente provoca e gioca con la società dei consumi, prendendone i soggetti e distorcendoli utilizzando nuovi mezzi espressivi. Nella Pop Art e per Andy Warhol i prodotti e gli oggetti della società urbana si elevano a capolavori artistici, che spesso utilizzano mezzi espressivi quali il fumetto, la pubblicità, il collage, la fotografia, il video, a loro volta protagonisti del mondo contemporaneo. Attualissima nella sua critica alla mercificazione che l’uomo fa del mondo, la mostra di Warhol a Milano espone significative opere provenienti dalla collezione del magnate Peter Brant che ne è anche il curatore. Appassionato collezionista, Peter Brant, intimo amico di Warhol con il quale ha condiviso gli anni artisticamente e culturalmente più vivaci della New York degli anno ‘60 e ‘70”, fin da giovanissimo iniziò a comprare opere di artisti contemporanei americani mettendole poi a disposizione per fini di studio e divulgazione attraverso la Brant Foundation.

160 le opere esposte tra le quali spiccano le celeberrime serigrafie dell’artista americano, nelle quali il soggetto viene reiterato fino a perdere il proprio significato, pronto solo ad essere “consumato” dal visitatore avido di immagini, che nel suo fagocitare curioso si uniforma con coerenza a ciò che quotidianamente accade nel mondo.

Andy Warhol ha fatto tutto, o meglio, come avrebbe detto lui, ha «consumato» tutto, perché questo si è fatto dagli anni Sessanta in poi in America. E Andy era americano. È vero, nato da una famiglia di immigrati slovacchi, ma in fondo l’America non era/è questo? Un insieme di individui arrivati da tutto il mondo che, oltrepassata la Statua della Libertà, cominciano a mangiare le stesse cose, a vedere gli stessi programmi tv, a sognare lo stesso benessere, a condividere gli stessi ideali, tra cui quello per il dio denaro. L’intuizione di Warhol è quella di voler raccontare tutto questo senza filtri e senza intellettualismi. Operazione facile solo in apparenza. Gli anni Cinquanta erano stati dominati dall’Espressionismo astratto incarnato da personalità cupe e complesse, Pollock, de Kooning, Rothko, coccolati da critici ed élite intellettuali erano dei «padri» difficili da abbattere. Ma Warhol non aveva dentro la rabbia di Pollock, lui amava la moda, le scarpe delle donne, i vezzi e i vizi che la New York di quegli anni elargiva a piene mani. Forse una grande fragilità, quella sì, ma gli bastava indossare la sua inconfondibile parrucca e circondarsi di amici per dimenticare, almeno per una notte, dubbi e paure.

Sedia elettrica, 1971, serigrafia
Sedia elettrica, 1971, serigrafia

Così giorno dopo giorno Warhol inventa Warhol, lo costruisce, lo plasma, nutrendolo di frasi a effetto («Non pensare di fare arte, falla e basta. Lascia che siano gli altri a decidere se sia buona o cattiva. Intanto, mentre gli altri sono lì a discutere, tu fai ancora più arte»), di amicizie prestigiose e chiacchierate (da Liz Taylor al giovane Basquiat), di copertine di giornali (lui stesso fondò una rivista super patinata, «Interview»). Così quella che era solo un’intuizione, l’arte popolare, accessibile ai più e facile da capire, diventa un vero e proprio movimento, la Pop Art. Come tutti gli artisti Andy era figlio del suo tempo ma con un leggero sfasamento in avanti, era capace di guardare il presente con gli occhi del futuro: l’arte riproducibile e in serie, il quarto d’ora di notorietà a cui tutti hanno diritto, la società dei consumi che diventa consumismo senza regole, è il mondo in cui viviamo oggi.

Accogliendo l’invito di portare a Milano la propria collezione Peter Brant ha dichiarato “Sono molto onorato di avere questa opportunità anche perché Andy sarebbe stato felice di tornare a Milano una città che lo amava e che lui amava e gli era rimasta profondamente nel cuore”.

A completare la mostra c’è anche la presentazione di alcuni video che Warhol realizzò nella sua lunga carriera, a testimoniare la poliedricità della sua produzione artistica, che si esprimeva con diversi mezzi troppo spesso dimenticati dal pubblico e dalle altre mostre.

Dopo Milano la mostra proseguirà per il prestigioso museo LACMA di Los Angeles a conferma di come Palazzo Reale e Milano facciano oramai parte del grande circuito dell’arte moderna e contemporanea.

Link:  http://www.warholmilano.it

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