Auguste Rodin, il bacio più famoso della storia dell’arte scultorea

1
Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn
Pinterest
StumbleUpon
+

Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano

fino al 26 gennaio 2014

[dropcap]L[/dropcap]a mostra è una prima assoluta: mai al di fuori del Musée Rodin si è organizzato un momento di studio tanto vasto dedicato alla sola produzione marmorea dell’artista francese. Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917), che con Michelangelo è uno dei più grandi rivoluzionari della tradizione plastica moderna,  nelle sue sculture in marmo interpreta un nuovo senso della materia classica per eccellenza.

Essere pienamente originali nello stile può rappresentare un’ostacolo. Un disdicevole marchio difficile da cancellare è il non essere riconosciuti e valorizzati. E famosi artisti di fine Ottocento hanno vissuto questo smacco sulla propria pelle, artisti che potevano esporre e farsi aprezzare solo in certe mostre “da scarto”. Anche Auguste Rodin , nella prima fase della sua vita artistica, visse questa “onta”, ma lo scultore e pittore francese  però fortunatamente ebbe una regale rivalsa nel ricoprire un ruolo di “grande” nell’arte del diciannovesimo secolo.

La mostra, divisa in tre temi, presenta un corpus di oltre 60 opere con un numero tanto vasto di sculture in marmo da costituire la più completa rassegna che sia stata allestita sui marmi di Auguste Rodin.

[divider]

 1 L’illusione della carne 1871-1895

2 La figura nel blocco 1896-1905

3 Verso l’incompiutezza 1906-1917

[divider]

1 L’illusione della carne 1871-1895

[dropcap]I[/dropcap]l rinascimento, attraverso la figura di Michelangelo, ci ha insegnato che la scultura ha per oggetto il corpo nudo e il marmo è considerato il materiale più adatto a restituire la sensazione della carne. Il marmo, solido e freddo, sotto il respiro e il ritmo dello scalpello, deve ridare il senso morbido e caldo tramutandosi in materia viva e carnosa. Il marmo non non è solo il glorioso passato, ma Rodin lo reinterpreta giocando con chiari e scuri, incavi e sporgenze esasperati. Tutto l’impeto creativo di Rodin è in questa forza, in questa rivoluzione. La sua scultura ha sottolineato l’individuo e la concretezza della carne, e ha suggerito emozioni attraverso dettagliate superfici con  il gioco di luci e ombre. In misura maggiore rispetto ai suoi contemporanei, Rodin riteneva che il carattere di un individuo fosse  rivelato dalle sue caratteristiche fisiche. [ 2 ]

Alla tradizione del XVIII secolo o stile Secondo Impero, Rodin predilige il piccolo gruppo scolpito; i corpi, molto rifiniti, contrastano con piedistalli lasciati grezzi. Il non finito, nell’opera di Rodin, fin da quest’epoca compare ed è imperniato sulla resa della base appena accennata e all’emergere della figura; lo scultore nel suo lavoro, come un fiore che sboccia gradualmente, intreccia trame e crea confini illusori tra la base e l’opera.


2 La figura nel blocco 1896-1905

[dropcap]R[/dropcap]odin accresce il ruolo del non finito come effetto estetico e plastico, mentre aumenta la dimensione delle sue sculture; questi elementi si ritrovano in altri lavori dello stesso periodo perché, a partire dal 1894, lo scultore

ricorre a uno specialista di ingrandimenti, Henri Lebossé, che lo aiuterà a variare la scala dei suoi progetti. Ammiriamo alcune fra le sculture più conosciute e la piena maturità di Rodin nella maestria delle figure che emergono dai bianchi blocchi. Accanto a ritratti di grande intensità, si alternano richiami all’eros e alla disinibita ricerca formale ed estetica, manifestando la necessità dell’artista di sperimentare nuove vie. Anche il gruppo del Bacio costituisce una sfida, sfida iconografica, questo gesto amoroso, e la nudità in tali dimensioni. Rodin posò orgogliosamente davanti al Bacio, considerato espressione della “vera bellezza”, con lo stesso valore della Vittoria di Samotracia o gli Schiavi di Michelangelo. Il trattamento dei corpi risponde alla visione classica di un materiale particolarmente adatto alla resa della carne. Qui le bellissime Mains d’amant nella loro vibrante dolcezza sono un richiamo sublime all’amore e alla sensualità, precorrendo la strada di un nuovo concetto di scultura.

La mano di Dio, che regge il blocco di terra da dove emergono gli esseri umani è una delle opere più rappresentative del periodo. Lo scultore sperimenta il gioco del volto nell’ombra di una parte sporgente e crea una dei suoi dogmi stilistici inconfondibili. “Ho detto un giorno a Rodin” raccontava lo scrittore Camille Mauclair: “Si direbbe che voi sappiate che nel blocco c’è una figura, e che vi limitiate a rompere tutto intorno l’involucro che la nasconde”. Mi ha risposto che “era esattamente questa la sua impressione mentre lavorava”. Le tendenze pittoriche di Rodin – si vociferava che era un pittore confuso nella scultura – in questo periodo più che altrove si esprimono in queste opere-dipinti. Il tema del rilievo è infatti molto importante: molte opere creano uno sfondo e si configurano come una sorta di alto o bassorilievo.


3 Verso l’incompiutezza 1906-1917

[dropcap]L[/dropcap]a poetica dell’incompiuto caratterizza la terza sezione dove si rappresenta il trionfo del “non finito” , l’artificio linguistico che rimanda immediatamente a Michelangelo (la Pietà Rondanini)  e che Rodin svolge in una chiave di assoluta modernità. Qui sono ordinati alcuni fra i più bei ritratti eseguiti dall’artista, fra i quali quello a Victor Hugo e un altro, poco noto, di Puvis de Chavannes, il grande “decoratore di muri”, uno fra gli artisti più in voga della sua epoca.L’influenza di Leonardo da Vinci, Eugène Carrière o Medardo Rosso si sente epidermicamente. Dal piccolo bozzetto fino all’opera finita, si nota l’interazione tra esecuzione e ideazione.
Il non finito evolve, i ritratti dimostrano, infine, l’importanza crescente della materia grezza all’interno dell’opera. Il busto fatica a emergere dal blocco: ciò permette di attirare l’attenzione sull’evoluzione dello “stile” dell’artista, da ciò che è finito e preciso fino a ciò che è sfocato, e fino al moltiplicarsi nel lavoro di tutte le tracce che ne derivano. L’artista deve cancellare man mano che il lavoro procede. Il non finito, che è la firma dell’arte di Rodin fin dagli anni intorno al 1886, è una riflessione tanto sull’incompiuto quanto sulla traccia.

Link: Sito ufficiale della mostra

 

 

Facebook
Twitter
Google+
LinkedIn
Pinterest
StumbleUpon
+

1 COMMENT