Kandinsky, l’astrattismo tra Danza e Musica

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Milano, Palazzo Reale

17 dicembre 2013 – 4 maggio 2014

L’esposizione, a cura di Angela Lampe, è una grande retrospettiva monografica che presenta oltre 200 opere della collezione del Centre Pompidou di Parigi.
La mostra illustra l’opera di Kandinsky (1866-1944) approfondendo, attraverso la vita, i viaggi e i rapporti con gli artisti a lui contemporanei, la profonda rivoluzione artistica e spirituale che lo ha reso famoso.
Dalle prime esperienze in Russia, caratterizzate da ritratti e soggetti tradizionali, alla progressiva semplificazione e stilizzazione delle forme; dall’esperienza, su invito di Walter Gropius, al Bahuaus di Weimar, agli anni ‘30 dove inizia a ottenere un riconoscimento per il suo lavoro, Kandinsky sviluppò una propria teoria per combinare le varie forme della creatività (pittura, musica, arti popolari, disegni di bambini) colmando le tradizionali divisioni artistiche di periodi o scuole di pensiero diverse.

La città vecchia, 1902
La città vecchia, 1902

Il percorso espositivo presenta opere del primo periodo figurativo realizzate negli ultimi anni dell’Ottocento, dopo che Kandinsky rifiuta la proposta di una cattedra all’università e si dedica alla pittura e all’apprendimento di alcuni strumenti musicali. I soggetti di questi quadri rappresentano ritratti, paesaggi e immagini tipiche dell’arte popolare russa.
In quella svolta fondamentale per l’arte moderna che si realizzò fra Ottocento e Novecento Vassily Kandinsky ebbe un ruolo di primo piano nell’aprire il canone occidentale alla pittura astratta. Lui che si era formato nella Russia zarista, religiosa e più arcaica e che aveva iniziato a dipingere dopo i trent’anni, fu tra i primi artisti ad avere il coraggio di abbandonare l’esteriorità illustrativa dell’impressionismo; fra i primi a liberarsi dell’ingombrante necessità di riprodurre oggetti riconoscibili, per dedicarsi alla creazione di forme originali, dinamiche, dense di senso, perché nate da un proprio vissuto interiore ( «E’ bello ciò che nasce da una necessità interiore. E’ bello ciò che è interiormente bello» annotava in pagine autobiografiche).

Blue Rider, Il cavaliere azzurro, 1903
Blue Rider, Il cavaliere azzurro, 1903

Così, mentre Matisse e Picasso rompevano con il dettato dell’accademia e della pittura da cavalletto per lasciarsi andare a figurazioni deformate e stranamente “scomposte”, Kandinsky – in un inedito confronto fra musica e pittura – prese a sperimentare giochi di forme-colori che nulla avevano a che fare con la realtà. La sfida era, per lui, la ricerca di un effetto sinestetico. Nascono così le sue prime improvvisazioni e più complesse composizioni. Ma anche tutta quella serie di Kleine Welten (1922) che compongono il vivace portfolio di litografie a colori, di xilografie e puntesecche.

Dopo aver compiuti gli studi universitari di Giurisprudenza a Mosca ed essersi specializzato in Economia politica, a circa trent’anni Kandinskij decise di dedicarsi esclusivamente alla pittura; sin dalla giovinezza aveva studiato musica, giungendo a suonare discretamente il violoncello e il pianoforte, mentre il disegno e la pittura avevano rappresentato per lui, fino ad allora, nient’altro che un piacevole passatempo; nel 1895 la sua sensibilità artistica fu sollecitata in modo determinante dalla scoperta della pittura impressionista, in particolare de La Meule di Claude Monet, e dalla rivelazione della musica del Lohengrin di Richard Wagner: «Senza che me ne rendessi ben conto – avrebbe scritto Kandinskij – era screditato ai miei occhi l’oggetto come elemento indispensabile del quadro. Complessivamente ebbi l’impressione che una piccola parte della mia Mosca fiabesca esistesse già sulla tela. Il Lohengrin mi parve invece una perfetta realizzazione di tale Mosca.

I violini, i bassi gravi e particolarmente gli strumenti a fiato incarnarono allora per me tutta la forza di quell’ora di prima sera. Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me». L’origine moscovita di Kandinskij lo influenzò in modo determinante nel suo atteggiamento di artista. È importante notare come Mosca rappresentasse per lui la più perfetta fusione fra suono e colore, secondo un ideale perseguito per tutta la vita.

Nel 1908 Kandinskij stabilì la sua residenza a Murnau a sud di Monaco; assieme alla sua compagna Gabriele Münter ed ai connazionali Aleksej Javlenskij e Marianne Verefkina, suoi vecchi compagni di studi, diede vita a un sodalizio straordinariamente fruttuoso dal punto di vista artistico. Lo studio e l’analisi dei rapporti fra suono e colore fu uno degli aspetti essenziali della ricerca sviluppata a Murnau.

Case a Murnau, 1909, paesaggio estivo1909
Case a Murnau, 1909, paesaggio estivo

Nel 1910 Kandinsky dipinge il primo acquarello astratto. Nel quadro non c’è più nulla che faccia riferimento ad un oggetto, ad una forma, ad una costruzione razionale, solo segni e colori, come uno scarabocchio di un bambino nella prima fase infantile, quando ancora non impara a ragionare. La tela diventa un campo di forze, in cui trasferire percezioni, moti istintivi. Dipingere diventa un modo per dire: “esisto”.
Nello stesso anno pubblica “Der blaue Reiter” e “Dello spirituale nell’arte”, testo fondamentale della sua poetica. Nello scritto, Kandinsky afferma come la pittura non debba più essere dipendente dall’oggetto o dalla natura, ma divenire espressione dello spirito, dei bisogni interiori, disciplina astratta al pari della musica, considerata un modello da seguire. Pone in rapporto le composizioni musicali con quelle pittoriche, fino a sviluppare una “teoria armonica dei colori”, dove i diversi timbri vengono associati a vari strumenti musicali. Il colore diventa suono che combinato in differenti modi suscita vibrazioni nell’animo umano. Così, a fondamento di questa nuova concezione dell’arte, intesa come dipendente esclusivamente dalla sfera spirituale, dal non-razionale, nel 1911 Kandinsky dà origine, insieme ad un gruppo di artisti, al movimento del “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere Azzurro), un movimento che promuove il rapporto tra arte moderna e musica, in cui le associazioni spirituali e simboliche del colore dovevano riuscire ad arrivare, come una musica, all’anima dell’osservatore.

Primo acquerello astratto, 1910
Primo acquerello astratto, 1910

Kandinsky, dopo essersi occupato a lungo della “psicologia del colore, comincia a interessarsi alla “psicologia delle forme, recuperando il valore del disegno e sperimentando un’astrazione fatta di curve, cerchi, triangoli, linee. Forme che si incontrano e talora si compenetrano, sospese, fra contrasti e bilanciamenti, in uno spazio bianco senza profondità.
«Usavo solo quelle forme che un interno impulso faceva nascere in me, spontaneamente», scriveva il pittore. Se agli inizi l’obiettivo per lui era attingere all’«inaudita forza espressiva del colore», poter esprimere il proprio mondo interiore realizzando «quella promessa inconscia ma piena di sole che vibrava nel cuore», ora poteva creare forme colorate e astratte. Infischiandosene delle convenzioni figurative.

L’arte astratta di Kandinsky si divide in tre categorie, nominate con espressioni tipiche del linguaggio musicale: Impressioni, che comprende quadri nei quali è ancora visibile l’impressione diretta della natura esteriore; Improvvisazioni, opere che presentano un’aggregazione di segni senza alcun ordine, nate improvvisamente dall’intimo e inconsciamente; Composizioni, in cui l’artista partecipa cosciente alle loro costruzione.

Dal ‘33, avvicinandosi ad Arp e a Mirò, Kandinsky cominciò a dipingere immaginifici organismi e, strani, magnetici geroglifici. E’ questo il suo periodo meno studiato. Fin da quando, fuggito dalla Germania dopo la chiusura del Bauhaus da parte dei nazisti, l’artista si trovò del tutto isolato a Parigi, non compreso, giudicato inattuale dai tardo cubisti e dai surrealisti. «Sebbene fosse stimato in tutto il mondo, in Francia era conosciuto da pochi», ricorda la moglie Nina in Kandinsky ed io (Abscondita). «All’epoca il cubismo, godeva di una grandissima considerazione. E si cercava in tutti i modi di impedire la concorrenza dell’arte astratta. Oggi so – scriveva Nina nel ‘76 – che Parigi era allora in ritardo di vent’anni rispetto agli sviluppi dell’arte internazionale». Dopo la sua morte Kandinsky sarebbe diventato un punto di riferimento per l’informale in Europa e per l’action painting di Pollock in America «La grande novità», ricorda, «fu uscire dalla rappresentazione e dall’oleografia di immagini fotografiche. Finalmente gli spazi della creatività si allargavano a territori fin lì sconosciuti, rompendo con il realismo. L’astrattismo fu un movimento di liberazione».

L’evento sarà un’occasione per conoscere appieno la figura di Kandinsky e il visitatore avrà la possibilità di ammirare queste opere meravigliose, immergendosi in un tripudio di linee, colori e forme, simili ad assonanze musicali capaci di offrire sensazioni intensamente profonde e sconosciute.

Link: sito web comune di milano

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