Liberty. Uno stile per l’Italia moderna

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Galileo Chini, La primavera classica, 1914 (part.)
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Musei San Domenico,  Forlì

1 febbraio – 15 giugno 2014

[dropcap]P[/dropcap]er molti il Liberty è semplicemente un insieme di decorazioni in stile floreale che, all’inizio dello scorso secolo, hanno abbellito facciate di case e mobili, oggetti e, naturalmente, quadri e sculture. Che sia stato questo ma anche molto, molto di più, lo metterà in evidenza la grande esposizione  programmata ai Musei San Domenico. L’obiettivo è ambizioso: offrire per la prima volta al pubblico italiano ed internazionale non una mostra qualsiasi ma la “grande mostra” sul Liberty. Indagandolo in modo non solo ampio ma senza restrizione di schemi:  modelli lontani, nel Rinascimento e in Botticelli in primis, ma anche  indagando il Liberty e le intime relazioni con le contaminazioni dell’arte europea del periodo, in particolare la Secessione viennese.

Max Klinger. Tritone e Nereide, 1895, olio su tela
Max Klinger. Tritone e Nereide, 1895, olio su tela

Negli ampi  spazi del San Domenico si può agevolmente dipanare il racconto di ciò che il Liberty abbia significato in pittura e in scultura, nelle arti decorative, dalle vetrate ai ferri battuti, ai mobili, agli oggetti d’arredo, ai tessuti ed ai gioielli. Evidenziando certi temi e alcune soluzioni formali, sarà possibile tracciare una linea comune tra i dipinti, le vetrate e i ferri battuti, le ceramiche, i manifesti, sottolineando i rapporti con la letteratura, tra D’Annunzio, Pascoli e Gozzano. Ma anche con la musica di Puccini, Mascagni e Ponchielli. La figura umana, il mondo animale e quello vegetale, tra Liberty e Simbolismo, non potranno prescindere di confrontarsi con l’Europa di Klimt, Adler, Moser, Tiffany, Klinger, Boecklin, Van Stuck, Morris. Tutti presenti in mostra con opere attentamente selezionate.

Carlo Bugatti e Giovanni Segantini. Paravento, 1902-05, legno, metallo, avorio, rame sbalzato, olio su pergamena
Carlo Bugatti e Giovanni Segantini. Paravento, 1902-05, legno, metallo, avorio, rame sbalzato, olio su pergamena

La mostra, com’è cifra consolidata delle esposizioni promosse dalla Fondazione forlivese, è “glocal”, nel senso che dà conto, in modo ampio, del Liberty in Italia e delle sue connessioni internazionali ma, al medesimo tempo, collega questo movimento al territorio. Così l’importanza che il Liberty ha avuto in terra forlivese e emiliano-romagnola è evidenziata in mostra ma da essa si proietta all’esterno, “sul campo”.

Di particolare importanza la collaborazione con grandi musei nazionali, tra i quali la Galleria d’Arte Moderna di Genova, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, la Civica Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Wolfsoniana-Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova, il Mart-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la Fondazione Musei Civici di Venezia.

Cesare Tallone. Ritratto di Lina Cavalieri, 1905, olio su tela
Cesare Tallone. Ritratto di Lina Cavalieri, 1905, olio su tela

L’Emilia e la Romagna sono state una delle più significative officine italiane del Liberty, un gusto, uno stile, ma anche un modo di vita, una visione del mondo, che ha dominato l’Europa nell’epoca esaltante, per il suo slancio di rinnovamento, tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale.
Per l’Italia, il Liberty – definito con una terminologia comune Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania e Modern Style in Inghilterra – ha rappresentato una tendenza, un movimento di rinnovamento, nell’affermazione di un nuova estetica che rappresentasse, superando lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del secolo, le aspirazioni della modernità.

Il Liberty italiano è stato oggetto negli anni di ricerche, studi, operazioni di restauro e valorizzazione, ma, nonostante alcune importanti rassegne che gli sono state dedicate, è mancata una grande mostra in grado di restituire l’identità di quello stile, le sue diverse formulazioni nell’applicazione alle varie arti e in particolare l’eccezionalità di quel clima irripetibile, pervaso dall’ottimismo ma anche dall’inquietudine espressi dalla modernità. La mostra indagherà l’origine del modello stilistico del Liberty, riconosciuto nella rilettura di uno dei grandi protagonisti del nostro Rinascimento: Botticelli.

Giulio Aristide  Sartorio. La sirena, 1893, olio su tela applicata su tavola
Giulio Aristide Sartorio. La sirena, 1893, olio su tela applicata su tavola

[dropcap]U[/dropcap]na mostra originale, intessuta di incontri e relazioni inattese, per raccontare in maniera avvincente l’idea di un’arte totale che ha trionfato in quella stagione dell’ottimismo e di incondizionata fiducia nel progresso e che va sotto il nome universale di Belle Époque. Come confermano le relazioni con la letteratura, il teatro e la musica, evocate attraverso la grafica e i libri illustrati, ma anche attraverso gli stessi dipinti e le sculture, nell’esperienza artistica del Liberty serpeggiava sotto quell’incontenibile slancio vitale un’inquietudine e un malessere sociale ed esistenziale che di lì a poco si sarebbero manifestati tragicamente. Il sogno progressista e la magnifica utopia di una bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra.

La curiosità. Il nome Liberty deriva da Arthur Liberty, proprietario nel 1875 di un negozio che vendeva oggetti e tessuti in stile art nouveau a Londra. Mobili, poltrone, monili, lampade e quadri si trasformano in arte, grazie alla decorazione floreale che riempie di ghirigori ogni superficie, dalle vetrate ai ferri battuti, dai gioielli agli arredi.

Link: mostrefondazioneforli.it

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