L’Italia è finita? No! A New York è più viva che mai con il Futurismo

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Umberto Boccioni. Materia, (particolare), olio su tela, 1912-1913
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“Futurismo italiano, 1909-1944: Ricostruire l’Universo”

 Guggenheim Museum, New York

21 Febbraio -1 Settembre 2014

[dropcap]I[/dropcap]l Futurismo italiano conquista uno dei templi dell’arte contemporanea mondiale: il museo Guggenheim di New York, che presenta una grande mostra dedicata al movimento artistico fondato da Filippo Tommaso Marinetti. La curatrice Vivien Greene. “La mostra al Guggenheim  sarà la prima mostra negli Stati Uniti che guarda tutto il panorama del Futurismo”. Uno sguardo che punta esplicitamente a dare spazio alle diverse componenti del movimento, in un arco temporale esteso dal 1909 al 1944. “E’ un mito – ha aggiunto Vivien Greene – che il Futurismo esistesse solo negli anni Dieci, infatti il secondo Futurismo, negli anni Venti e negli anni Trenta è stato un movimento molto ricco, è solo con la guerra e la morte di Marinetti che si chiude questa tappa della storia italiana”.

Fortunato Depero. Motociclista, solido in velocità, 1923
Fortunato Depero. Motociclista, solido in velocità, 1923

Al centro dell’esposizione il tentativo futurista di “ricostruire l’universo”, dal che deriva l’eterogeneità dei materiali artistici esposti. “La mostra, continua la curatrice, comprende ceramiche, fotografia, design, mobili, architettura, film, teatro, e un accenno importante agli eventi correlati. Perché sono queste cose che rendono il Futurismo un’avanguardia veramente diversa rispetto ad altre avanguardie storiche”. Particolarmente interessante l’atto di nascita del movimento, sostanzialmente frutto del Manifesto pubblicato da Marinetti su Le Figaro, con una straordinaria operazione di “marketing”. “Io riguardo Marinetti , ha concluso Vivien Greene, dico sempre che lui è stato Warhol prima che ci fosse Warhol e quando ha lanciato il primo manifesto ha inventato un’avanguardia”. L’immaginazione creativa futurista si rispecchierà al meglio con la silhouette del museo progettato da Frank Lloyd Wright, in un gioco di dinamismo unico che promette di per sè di essere un’opera d’arte.

Giacomo Balla. Auto in corsa, 1913
Giacomo Balla. Auto in corsa, 1913

[dropcap]U[/dropcap]na rassegna completa, multidisciplinare,  che esaminerà lo sviluppo del movimento con testimonianze artistiche del rinnovamento a vasto raggio che i futuristi operarono in numerosi campi: pittura, scultura, cartellonistica pubblicitaria, poesia, arte tipografica, editoria, moda, la moda, la costumistica di scena,  e poi pubblicazioni, musica, teatro, performances e persino la cucina. L’esposizione resterà visitabile per sette mesi e costituirà una delle offerte di punta del museo nel 2014. “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto.”

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