Fotografi e pittori si inchinano al genio di Michelangelo

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David, (part.), 1501-1504
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Galleria dell’Accademia, Firenze

18 febbraio – 18 maggio 2014

RI-CONOSCERE MICHELANGELO. La scultura Buonarroti nelle fotografie e nella pittura dall’ottocento ad oggi. In occasione dei quattrocentocinquanta anni dalla sua morte la Galleria dell’Accademia, con la collaborazione della Fratelli Alinari, celebra il grande artista attraverso un’esposizione che fa ri-vivere Michelangelo in fotografie, rivisitazioni e nuove interpretazioni, mettendo in luce l’ascendente e il confermato entusiasmo che continua imperterrito a suscitare nelle opere di fotografi, scultori e pittori.

Michelangelo. La Pietà (part.). Basilica di San Pietro, 1940 ca
La Pietà (part.). Basilica di San Pietro, 1940 ca., stampa alla gelatina bromuro d’argento

Il percorso espositivo comincia dalle rappresentazioni del carattere e della personalità di Buonarroti, grazie al celebre quadro di Eugène Delacroix, Auguste Rodin, gli Alinari e John Brampton Philpot. La mostra si caratterizza per un continuo rimando tra le diverse modalità di tradurre e riproporre la scultura del sommo artista: dalla fotografia intesa come oggetto di documentazione, all’interpretazione e confronto con la scultura, tale da creare nuovi insospettabili scenari che sfidano le nuove proposte dei multiformi panorami dell’opera d’arte.

Lo spirito di Michelangelo si individua negli scatti magistrali di Aurelio Amendola, nelle interpretazioni fotografiche di Giuseppe Pagano alla Pietà di Palestrina e nel lavoro di David Finn. Via via che il mito si consolida nella percezione collettiva, la presenza di Michelangelo si riconosce anche nell’opera di artisti del Novecento come Medardo Rosso, Henri Matisse, Carlo Mollino, e nella ricerca fotografica di personalità quali Emmanuel Sougez, Herbert List, Horst P. Horst, fino ad avvicinarsi agli anni Settanta, con le ricerche avanguardistiche di Antonia Mulas, Tano Festa, Paolo Monti.

David (part.)
David (part.)

Si giunge quindi alle espressioni della contemporaneità con Helmut Newton e Gabriele Basilico, fino alla metamorfosi in “assenza” nelle immagini di Thomas Struth e Candida Höfer. Il percorso della mostra  si conclude nell’ultima sezione con gli sviluppi nell’elaborazione della copia e del multiplo seriale nell’epoca della riproducibilità e della standardizzazione, presi in esame nei lavori di Tim Parchikov, Karen Knorr, Lisa Sarfati.

Il maestro del Rinascimento, autore tra l’altro del maestoso David e degli straordinari affreschi della Cappella Sistina in San Pietro, è stato un punto di riferimento iconografico e lo sarà sempre, e la sua riscoperta assume il grande valore e significato di esaltazione universale delle arti, che rivestono un primissimo ruolo illuminante nel mondo.

 

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