Odilon Redon. Poeta del colore tra creature celesti, sogni e incubi

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Ofelia, (part.), 1900 -1905
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Fondazione Beyeler, Basilea

dal 2 febbraio al 18 maggio 2014

Il giovane Bertrand-Jean Redon, (Bordeaux 1840 – Parigi 1916), acquisì il soprannome di “Odilon” da sua madre, Odile. Iniziò a disegnare da bambino e all’età di dieci anni vinse un premio di disegno a scuola. Sebbene di estrazione alto borghese, Redon ha vissuto un’infanzia travagliata: i suoi genitori lo consegnarono alle cure di suo zio, dove, escluso dagli affetti e solo, coltivò ben presto una profonda passione per la letteratura e la musica. A quindici anni iniziò lo studio formale del disegno, della scultura e Rodolphe Bresdin lo istruì nella tecnica dell’ acquaforte e della litografia.
Alla fine della Grande guerra, si trasferì a Parigi, e lavorò quasi esclusivamente a carboncino e con la litografia. Apostrofò le sue opere “visionarie” perché disegnate con i toni del nero, ma dal 1890 i suoi strumenti preferiti furono i pastelli e gli oli; nel 1899 espose con i Nabis alla galleria Durand-Ruel a Parigi.

Il ragno sorridente (part.), 1881, carboncino su carta, cm. 46 x 36
Il ragno sorridente (part.), 1881, carboncino su carta, cm. 46 x 36

“I miei disegni ispirano, e non devono essere definiti. Essi ci pongono, come fa la musica, nel regno ambiguo della indeterminato “.
L’opera di Redon è caratterizzata dalla intima esplorazione dei suoi sentimenti interiori e della mente. “Mettere il visibile al servizio dell’invisibile”, ha voluto sottolineare egli stesso, anche se il suo lavoro abbonda di contraddizioni stravaganti, la sua aspirazione era di visualizzare con i disegni e le tele le ombre lunghe della sua  psiche. Le composizioni di Redon oscillano nell’ambiguità tra angoscia e allegria: mostri bizzarri compaiono accanto a creature celesti, sogno e incubo, natura e immaginazione s’incontrano.

Il cubo (part.), 1880, carboncino su carta, cjpg
Il cubo (part.), 1880, carboncino su carta

Nella categoria degli artisti più eclatanti ai primordi delle avanguardie novecentesche, Odilon Redon si colloca a pieno diritto con il suo universo cromatico da grande maestro del simbolismo francese, in un vicendevole gioco di tradizione e innovazione. Come anche Cézanne o Van Gogh, Redon è reputato tra i padri fondatori dell’arte moderna. I suoi lavori ispireranno svariate correnti e stili che si paleseranno determinanti per l’arte del secolo successivo: fauvismo, cubismo, surrealismo e perfino l’astrattismo attingono a piene mani ai suggerimenti artistici di Redon. Nasce da qui il legame con la Collezione Beyeler, nella quale Redon, pur non essendo rappresentato, è un punto di riferimento per molti artisti presenti. Tra questi Pierre Bonnard, Henri Matisse, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Max Ernst o perfino Barnett Newman e Mark Rothko.

Beatrice, 1885, pastello su carta
Beatrice, 1885, pastello su carta

Redon ha seguito un’evoluzione costante che dal nero dei lavori a carboncino e delle incisioni giovanili con le immagini notturne e con il motivo degli occhi chiusi che simboleggiano il passaggio dall’ombra alla luce, per poi conquistare il massimo fulgore in soggetti mitologici come il carro di Apollo o Pandora. I quadri spirituali con temi buddisti e cristiani, tenui nei colori, sono altrettanto centrali nella sua produzione che le meditative immagini di barche. Nelle visioni subacquee e aeree si evidenzia non solo la distanza di Redon dall’impressionismo ma anche l’osmosi tra la infinitesimale indagine del creato e libera fantasia.

L’esplosione cromatica dei pastelli e degli olii più tardi, lo scoppiettante impeto dei colori nelle meravigliose composizioni floreali s’intrecciano con raffigurazioni di donne ideali, come Ofelia o Beatrice, che immerse nei fiori vivono nel silenzio con il mondo vegetale. Con i suoi famosi mazzi di fiori, il poeta e visionario Redon lascia infine che la spumeggiante cascata cromatica della sua anima si dichiara in un vero e proprio omaggio alla limpida pittura. Sussurri precursori della futura pittura astratta si intravedono agli inizi del novecento  nelle decorazioni parietali di grande formato eseguite per il castello borgognone del suo mentore, il Barone de Domecy.

Occhi chiusi (part.), 1894, olio su cartone, cm. 44,5 x 36,5
Occhi chiusi (part.), 1894, olio su cartone, cm. 44,5 x 36,5

Ricorrendo a dipinti, pastelli, disegni e litografie celebri ma raramente esposti, l’opera arcana ed enigmatica di questo poeta del colore, contrassegnata da fratture e contrasti, propone tutti i suoi temi chiave, e di conseguenza le idee avanguardiste e le innovazioni dell’opera assai varia per tecnica e contenuto di Redon. I lavori provengono da musei e importanti collezioni private  come p.es. il Museum of ModernArt di New York o il Rijksmuseum di Amsterdam e soprattutto il Musée d’Orsay di Parigi, con ben nove capolavori.

“Rembrandt mi ha dato sempre nuove sorprese nell’arte. Egli è il grande elemento umano dell’infinità della nostra estasi, ha dato la vita morale all’ombra. Ha creato il chiaroscuro come Fidia ha fatto la linea. E tutti i misteri compresi nella modellazione sono ormai possibile solo da lui, ha aperto un nuovo ciclo d’arte  fuori dalla ragione umana “. Odilon Redon

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