A Londra lo Splendore di Paolo Veronese, magnificenza nella Venezia del Rinascimento

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Allegoria dell'amore, il rispetto, 1575, (part.)
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National Gallery , Londra

Fino al 15 Giugno 2014 

“Nessuno come lui ha saputo con tale abilità ritrarre il brillio di una perla, fino alla portata e allo splendore dei suoi sfondi architettonici: la maestria del Veronese nell’uso dei colori, dello spazio, della luce e la sua sensibilità per la bellezza, il fasto e l’eleganza catturano da sempre l’immaginario di una miriade di artisti e amanti dell’arte”. Sono le parole del direttore della National Gallery, tempio della pittura mondiale, Nicholas Penny, descrivendo al pubblico anglosassone come e perché Veronese è considerato uno dei più influenti maestri del Rinascimento Veneziano e perché la mostra di 50 delle sue opere in arrivo da mezzo mondo, sia imperdibile. Con Tiziano e Tintoretto rappresenta  una sorta di “triumvirato” che segna il supremo della pittura veneta del XVI secolo.

Conversione di Maria Maddalena, 1548, olio su tela, cm. 118×164
Conversione di Maria Maddalena, 1548, olio su tela, cm. 118×164

Era già un artista esperto quando, poco più che ventenne, Paolo Caliari (1528-1588), nato a Verona, e per questo detto il Veronese, si trasferì intorno al 1550 a Venezia. Si era formato alla bottega di  Antonio Badile (circa 1518-1560), di cui sposò la figlia nel 1566. Suo padre era un tagliapietre e sua madre era la figlia illegittima di un nobile chiamato Caliari, un nome che l’artista adottò nel 1550.

Non lasciò quasi mai la città della laguna fino alla morte, inaspettata a 60 anni, lavorando prodigiosamente e consolidando la sua fama di artista apprezzato e richiesto da committenti di tutta Europa, personificazione della sontuosità e dello splendore della Repubblica di Venezia. Bellezza, dramma e monumentalità sono i caratteri salienti dell’opera del Veronese e immenso è il suo impatto nella storia dell’arte  “perché lui è sempre stato un pittore preferito dai pittori“ ricorda il direttore della National Gallery.

Allegorie dell’amore. L’unione felice, 1575, olio su tela, cm.  187,4×186,7
Allegorie dell’amore. L’unione felice, 1575, olio su tela, cm. 187,4×186,7

Senza l’altalenare delle mode, la sua fama postuma è stata immensa e costante, e i suoi capolavori sono stati ammirati nel tempo da maestri del calibro di Van Dyck, Rubens, Watteau, Boucher, Tiepolo, Carracci, Delacroix e Renoir.  Artisti che hanno sempre ammirato la capacità del Veronese di rappresentare l’incarnato, la carnagione di perla, il rossore delle guance delle donne. Le imponenti e lussuose stanze della National Gallery danno agli enormi quadri del Veronese “lo spazio e la luce che si meritano”.

A Londra verranno così riuniti dipinti fondamentali e peculiari dell’infinita gamma che il Veronese approfondì durante la sua energica e fortunata carriera:  pale d’altare monumentali che lasciano l’Italia per la prima volta; ritratti e altri capolavori in prestito dal Louvre, dal Getty Museum, dal Prado e da Palazzo Pitti per far rivivere lo “Splendore nella Venezia del Rinascimento”.

Una gigantesca pala d’altare del 1565 considerata il capolavoro del Veronese,“Il martirio di San Giorgio”, ad esempio, lascia per la prima volta la Chiesa di San Giorgio in Braida di Verona e può essere ammirata accanto al grandioso “La famiglia di Dario ai piedi di Alessandro” della National, dipinta nello stesso anno. “L’Adorazione dei Magi”, dipinta per la Chiesa di San Silvestro a Venezia e poi venduta alla National Gallery e appena restaurata per la mostra, è riunita per la prima volta dai tempi del Veronese con l’altra versione dello stesso tema, dipinta nello medesimo anno per la chiesa di Santa Corona a Vicenza, e ancora “Il Matrimonio mistico di Santa Caterina” Gallerie dell’Accademia, Venezia.

Altra circostanza sensazionale della mostra è che i dipinti saranno riuniti nell’esposizione dopo centinaia di anni. Fra questi,“Venere e Marte uniti da Amore, The Metropolitan Museum of Art, New York, che in occasione di questa mostra lascia gli Stati Uniti per la prima volta dal 1910 e sarà riunito con le“Quattro allegorie dell’amore” della National Gallery, cosa che non accadeva dal XVIII secolo.

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