I Capolavori di Turner, Reynolds, Hogarth, Constable, i moderni inglesi del XVIII secolo

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Joseph Wright of Derby. Grotta nel golfo di Salerno al tramonto, (part.)
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Palazzo Sciarra – Museo Fondazione Roma

Dal 15 aprile al 20 luglio 2014

Provenienti dalle prestigiose istituzioni come il British Museum, la Tate Britain Gallery, il Victoria & Albert Museum, la Royal Academy, la National Portrait Gallery, il Museum of London, la Galleria degli Uffizi, oltre 100 opere si uniscono a quelle provenienti dall’importante raccolta americana dello Yale Centre for British Art nella mostra Hogarth, Reynolds, Turner. Pittura inglese verso la modernità, curata da Carolina Brook e Valter Curzi. Ne risulta una visione d’insieme dello sviluppo artistico e sociale della Gran Bretagna in quanto superpotenza mondiale del XVIII secolo, e come tale, riesce a conglobare al potere politico e ad un’evoluzione economica e sociale, anche un potere culturale che porterà gli inglesi a diffondere un proprio esclusivo linguaggio nella pittura che sarà impulso ispiratore per tutto il continente europeo.

Canaletto. La City di Londra vista attraverso un arco di Westminster Bridge, 1747, olio su tela, cm. 58 x 95
Canaletto. La City di Londra vista attraverso un arco di Westminster Bridge, 1747, olio su tela, cm. 58 x 95

Nel Settecento Londra, cuore vibrante dell’impero, vive una crescita di oltre 700.000 abitanti nei primi 50 anni del secolo. In questo ambito va collocata la prima sezione della mostra con le opere di artisti quali Scott, Marlow, Sandby a cui si aggiunge la maestria del veneziano Canaletto. Le loro vedute testimoniano lo sviluppo di una città in incessante evoluzione, che presto diverrà l’immagine della metropoli moderna.

La seconda sezione è dedicata al Mondo Nuovo in cui le distinzioni tra aristocrazia e ceto medio si assottigliano, sia a livello sociale sia culturale. Gli artisti possono contare su una nuova classe di mecenati, composta da professionisti interessati a promuovere i pittori e le tematiche che affermano il loro nuovo status. Protagoniste del percorso espositivo, le opere di Zoffany, Hodges, Wright of Derby. Quadri che ritraggono figure emergenti di industriali, scienziati, esploratori, accanto a musicisti, attori e sportivi, divenuti i beniamini di un pubblico sempre più partecipe alla vita collettiva. La sezione è interprete della passione per le arti e per lo sport, della consacrazione dello sviluppo industriale e dell’interesse per la scienza.

Heirinch Fussli, Titania e Bottom, 1790, olio su tela, cm. 217,2 x 275,6
Heirinch Fussli, Titania e Bottom, 1790, olio su tela, cm. 217,2 x 275,6

Verso un’iconografia nazionale è la terza sezione dove si vuole approfondire il contesto sociale e politico con importanti incisioni di Hogart. Una posizione dominante nella vita culturale inglese dell’epoca è quella del Teatro che coinvolge tutti i ceti sociali. In quell’ambito raggiunge la maturità la pittura di genere teatrale che è una delle più rappresentative dell’arte anglosassone. Impersonata inizialmente da Hogarth, viene poi sviluppata negli splendidi quadri di Füssli, deputato a essere uno dei più famosi pittori del teatro shakespeariano. Il contributo di entrambi i pittori risulterà essenziale per l’affermazione di un’arte prettamente britannica.

Nella quarta sezione, L’età eroica del Ritratto, si ammirano le opere di maestri come Gainsborough, Reynolds, Ramsay e Zoffany. Una galleria di nobildonne eleganti, generali e gruppi famigliari. Nel mondo britannico, dove il protestantesimo rinnega la pittura inglese con soggetti religiosi, il ritratto raggiunge una popolarità come in nessun altro paese europeo.

Thomas Gainsborough. Ritratto di William Wollaston, 1758-1759
Thomas Gainsborough. Ritratto di William Wollaston, 1758-1759, cm. 128,4 x 102,5

Le opere nella quinta sezione, Paesaggio on the spot, dedicata alla tecnica dell’acquerello, offrono raffinate immagini di paesaggi inglesi ed italiani all’alba o al crepuscolo. L’amore per il paesaggio da parte degli inglesi, collezionisti di vedute italiane ed olandesi fin dal Seicento, favorisce l’attenzione degli artisti verso questo soggetto. Come nel ritratto, anche la pittura inglese di paesaggio riflette le aspirazioni politiche e pubbliche della committenza, ritraendo castelli, case padronali che si ergono nel mezzo delle loro tenute.

Nella sesta sezione, Variazioni sul paesaggio, vengono passati in rassegna i dipinti ad olio in grandi formati dei più noti artisti che si confronteranno con questo genere. Troviamo qui presentate opere di Richard Wilson, primo grande esponente della pittura di paesaggio britannica, che si appassionò a tale genere durante gli anni formativi passati in Italia, ma che saprà poi elaborare il suo stile in modo autonomo, fondando le sue composizioni sulle condizioni climatiche e naturalistiche tipicamente inglesi. Il debito verso il paesaggio italiano si ritroverà nella superba veduta della Grotta nel Golfo di Salerno di Wright of Derby, pittore superlativo nell’esprimere effetti luministici in chiari di luna che diventeranno uno dei suoi soggetti preferiti Snowdon al chiaro di luna.

Joseph Wright of Derby. Snowdown moonlight, olio su tela, cm. 88 x 123
Joseph Wright of Derby. Snowdown moonlight, olio su tela, cm. 88 x 123

A chiudere il percorso espositivo troviamo l’ultima sezione dedicata a due artisti, Constable e Turner, campioni di fama internazionale, rappresentanti mirabili dell’evoluzione della pittura di paesaggio inglese nella prima metà dell’Ottocento.
L’arte dei due grandi maestri paesaggisti è il risultato di una elaborazione della tradizione figurativa del Settecento, ma che al tempo stesso si apre, grazie a un’instancabile sperimentazione, verso quella che potremmo definire l’età della modernità. Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira in italiano e in inglese.

 

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