Baccio Bandinelli, il rivale che odiava e ammirava Michelangelo

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La Pietà, 1554 - 59. Santissima Annunziata, Firenze
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Museo Nazionale del Bargello, Firenze

Fino al 13 Luglio 2014

Al Museo Nazionale del Bargello si è aperta la prima mostra monografica dedicata allo scultore fiorentino Baccio Bandinelli (1493[?]-1560), una mostra traboccante di ritrovamenti e di meraviglie che ricolloca l’artista nell’olimpo dei grandissimi scultori della straordinaria Firenze del Cinquecento. Mostra a cura di Detlef Heikamp e Beatrice Paolozzi Strozzi.

Bandinelli fu un “universale artefice”  e “terribile di lingua e d’ingegno”, secondo il giudizio del Vasari (che pure non gli fu amico): un giudizio che la mostra intende quasi provocatoriamente confermare – in questo anno di celebrazioni michelangiolesche – per reintegrare il Bandinelli in una posizione di rilievo nel panorama della scultura italiana e per ripristinare la verità su un artista ancora osannato nel Sei e Settecento, ma messo al bando dalla critica negli ultimi due secoli. La biografia del Bandinelli – dopo quelle di Michelangelo, del Vasari stesso e di Raffaello – è la più estesa fra le Vite vasariane: è uno scritto stracolmo di angustia, vagliando l’odio tra i due artisti, ma in cui Vasari deve riconoscere la gloria di Baccio.

Ercole e Caco. Palazzo Vecchio, Fireze
Ercole e Caco. Palazzo Vecchio, Firenze

Baccio fu allievo del Rustici, e subì l’influenza di Michelangelo, riscontrabile in particolare nel monumentale Ercole e Caco, oltre che negli studi anatomici e di figura, disegnati a matita. Laborioso presso i due papi medicei, Leone X e Clemente VII, poi alla corte di Cosimo I, Bandinelli primeggiò su tutti i concorrenti (spesso eminenti) e si assicurò  le committenze artistiche più importanti e rappresentative della prima metà del secolo, a Firenze e non solo, mantenendo un indiscusso credito e prestigio.

Il visitatore vedrà per primi Il Bacco, il Tondo Pitti e il Bruto di Michelangelo, le opere che danno la stura all’arte del Bandinelli e alla sua vita, condizionata dall’anelito a sovrastare le sommità creative e la fama conseguiti dal Buonarroti, che adombrerà tutta la sua vita fino alla morte. Così il culto di Michelangelo – allora come oggi – spiega il distacco se non il livore della critica verso il “rivale” Bandinelli, che solo recentemente riconquista il suo posto d’onore.

Bacco. Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Firenze
Bacco. Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Firenze

L’esposizione comincia col debutto nella bottega del padre Michelangelo di Viviano, orafo di prim’ordine, incessantemente impegnato a copiare gli antichi e i maestri del Quattrocento. Enfant prodige dalle doti straordinarie, supera nel disegno coetanei del calibro del Rosso, Pontormo e Sansovino, dote largamente avvalorata dai numerosi disegni esposti: un’ eccellenza che gli riconosceranno tutti gli “intendenti” e che dovrà ammettere persino Vasari. Il disegno a Firenze era l’origine e il fondamento dell’arte e non sorprende che ben presto Baccio abbia  l’ alta aspirazione a diventare un artista “universale”. La Firenze della sua prima giovinezza è soprattutto una città di pittori, con  Michelangelo primattore: e Bandinelli  debutta con la pittura non ancora ventenne. Per un così celebrato “disegnatore” le prime prove sono sconfortanti, il colore è il suo tallone d’Achille. Lo conferma la Leda e il Cigno, unico suo dipinto sopravvissuto di quel periodo ed esposta al pubblico per la prima volta grazie al prestito della Sorbona.

La scultura, e Leonardo l’aveva incoraggiato anni prima, è la scelta obbligata del giovane Bandinelli, e che il suo orientamento si dimostrò opportuno lo avvalora il Mercurio del Louvre, entrato nelle collezioni del Re di Francia. Ma Baccio vuole “operare in grande” e così, a Roma,  egli lancia la sua colossale e impossibile sfida ai capolavori dell’arte antica e soprattutto a Michelangelo, che lo vedrà sempre sconfitto, criticato spesso fino allo scherno. Dopo l’exploit fiorentino con l’Orfeo in Palazzo Medici, si avvicendano le opere romane: i Giganti di Villa Madama, la copia del colossale Laocoonte antico (oggi agli Uffizi), le Tombe papali in Santa Maria Sopra Minerva, poi, l’Ercole e Caco, da affiancare al David michelangiolesco sul fronte di Palazzo Vecchio: la commissione più ambita, che riesce a strappare al Buonarroti e che sarà oggetto di secolari beffe e causa di infinita tristezza per Bandinelli.

Leda e il cigno, 1512, olio su tavola, cm. 149,5x123. 1512. Olio su tavola. Chancellerie des Universités de Paris
Leda e il cigno, 1512, olio su tavola, cm. 149,5 x 123. 1512.  Chancellerie des Universités de Paris

Queste ultime opere giustificano perché all’insediarsi di Cosimo I, egli sia stato scelto, insieme al Bronzino, come scultore accreditato della corte e come ritrattista del duca: in mostra, ammiriamo il raffinato busto marmoreo di Cosimo I che è collocato accanto al contemporaneo ritratto del Bronzino (della Galleria Sabauda), rimarcando l’affinità dei due maestri e l’influenza di Baccio sul pittore. Due grandi busti bronzei raffiguranti Cosimo in armi si raffrontano ancora : l’uno di Baccio, l’altro di Benvenuto Cellini. Alla metà del secolo, Bandinelli si aggiudica la realizzazione degli arredi scultorei della Sala dell’Udienza in Palazzo Vecchio e del Coro della Cattedrale.

In mostra, accanto ai candidi marmi nudi dell’Adamo e Eva, una serie di rilievi di Profeti che dalla cinta del coro svelano nella molteplicità delle pose tutta la genialità di Baccio. L’itinerario continua con la ricostruzione (attraverso tutte le opere originali) della “stanza” di Palazzo Vecchio in cui il duca Cosimo volle riunite le più belle figure “moderne” : e qui il Bacco di Bandinelli torna a sfidarsi col David-Apollo di Michelangelo, col Bacco di Jacopo Sansovino e col Ganimede del Cellini.

Busto - ritratto di Cosimo I
Busto – ritratto di Cosimo I

La mostra si conclude con la terza sala che raccoglie i Ritratti, gli Autoritratti e le “invenzioni” di Baccio Bandinelli primo fondatore, a Roma, di un’ “Accademia” per giovani artisti. Fanatico del suo nobile aspetto, Baccio si rappresentò spesso nel corso della vita: in bassorilievi marmorei, ma anche in una vivissima testa in terracotta, “parlante” e perentoria. Dominano nella sala, due dipinti che lo ritraggono, da giovane e da vecchio. Il primo è la replica più fedele e più antica di quello che gli fece Andrea del Sarto, quando lui aveva poco più di vent’anni e tentava inutilmente di carpire ad Andrea i segreti del colore; il secondo è il grande Autoritratto a figura intera e in veste di cavaliere di San Jacopo, l’onorificenza concessagli nel 1530 dall’imperatore.

Dalla mostra si evince un “ritratto a figura intera” quanto più possibile obiettivo del Bandinelli, “Maestro” di un’intera generazione di artisti, rimuovendo tutte le incrostature e le ombre perennemente sottolineate che la tradizione vi ha stratificato per dar più luce ai suoi “nemici”, Michelangelo e Cellini. Grazie all’Opera di Santa Croce, in occasione dell’esposizione, verrà aperta gratuitamente (per i visitatori della mostra) la Cripta dei Caduti in cui si conserva la Pietà, già sull’altare della Cattedrale di Firenze e tra i capolavori del Bandinelli.

Cristo morto sorretto da un angelo, 1550. Famedio di Santa Croce, Firenze
Cristo morto sorretto da un angelo, 1550. Famedio di Santa Croce, Firenze

Considerando la ricchezza del materiale, la mostra si estenderà anche in una parte della Sala di Michelangelo. I grandi monumenti pubblici, necessariamente assenti, saranno ampiamente documentati in mostra attraverso un video, realizzato per l’occasione. I saggi introduttivi del catalogo, affidati a specialisti e studiosi,  illustreranno gli aspetti del temperamento creativo del Bandinelli, capace di promuovere lo status sociale dell’artista con la sua originale Accademia.

 

 

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