Pablo Picasso lascia il segno

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Famiglia di acrobati, 1905, (part.)
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Palazzo delle Paure, Lecco

 Fino al 13 luglio 2014

Tutte da scoprire e ammirare sono le 100 incisioni esposte del genio catalano, in grado di ricostruirne lo sbalorditivo percorso creativo e far trasparire così un’evoluzione stilistica di Pablo Picasso (1881-1973) in una fase centrale della sua attività artistica.

La rassegna, che si intitola “Nel segno di Picasso”, è stata organizzata per celebrare i 30 anni di attività della Galleria Bellinzona, una realtà che nelle sedi di Lecco, Milano e Como ha dato molto all’arte contribuendo alla crescita culturale dell’area.

Famiglia di acrobati con la scimmia, 1905, gouache, acquarello, pastello e inchiostro di china su cartone, cm. 104 x 75
Famiglia di acrobati con la scimmia, 1905, gouache, acquarello, pastello e inchiostro di china su cartone, cm. 104 x 75

 “È la prima volta – afferma con orgoglio l’assessore Tavola – che la città di Lecco può accogliere nei suoi spazi espositivi Pablo Picasso, forse il più grande artista del Novecento. La mostra – spiega – vuole puntare l’attenzione sulla produzione incisoria dell’artista e si compone di opere di grande valore, provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo tra cui anche il Musée Picasso di Parigi.  Un lungo viaggio, quindi, alla scoperta del vasto corpus di opere grafiche, realizzate dall’artista spagnolo durante la sua infinita carriera.

La mostra si apre con i Saltimbanchi, realizzati tra il 1904 e il 1906, a cavallo tra quelli che sono stati solitamente denominati come periodo blu e periodo rosa dell’artista, che racchiudono in maniera esemplare l’immaginario figurativo dell’universo circense del giovane Picasso. Un tema caro quello dei Circensi, isolati o in gruppo, ritratti lontani dal palcoscenico e visti nella quotidianità, dove esprimono malinconia ma affettività, con le donne che accudiscono i bambini, e con Arlecchino – l’alter ego dell’artista – che riesce a trasmettere un intenso sentimento di paternità, di famiglia: i girovaghi sono preda dell’angoscia della povertà, ma nonostante questo testimoniano le gioie della vita domestica.

I saltimbanchi, 1905, incisione a puntasecca, cm. 28,8 x 32,6
I saltimbanchi, 1905, incisione a puntasecca, cm. 28,8 x 32,6

Per realizzare queste opere, Picasso si affacciò per la prima volta nel pianeta dell’acquaforte e della puntasecca, raggiungendo uno dei più alti traguardi tecnici nel panorama dell’arte incisoria. È questa una delle serie più importanti e formalmente più eccelse della storia della grafica, tra cui spicca l’acquaforte su zinco Le repas frugal, uno dei massimi vertici di Picasso, che raffigura un uomo e una donna seduti a tavola, avvolti in un’atmosfera grigia e irrequieta e che rispecchia il momento di vita travagliata che l’artista stava vivendo.

Il pasto frugale ,acquaforte, 1904, cm. 46,3 x 37,7
Il pasto frugale ,acquaforte, 1904, cm. 46,3 x 37,7

Si prosegue con Sogno e menzogna di Franco (Sueno y Mentira de Franco), incisioni contemporanee al capolavoro “Guernica”,  e incentrate, esattamente come il noto quadro dedicato alla cittadina basca distrutta nel ’37 dall’aviazione tedesca, sul periodo tragico della guerra civile spagnola, quando l’esercito repubblicano si contrapponeva alle nefaste milizie fasciste del Generalissimo Francisco Franco, raffigurato da Picasso come un mostro ripugnante impegnato nelle azioni più feroci.

In mostra, poi, anche una serie di fogli realizzati da Picasso come illustrazioni per le poesie di Luis de Góngora, poeta del siglo de oro spagnolo e per la Carmen di Prosper Mérimée. I due libri illustrati dal maestro catalano con opere grafiche originali,  sono apparsi tra il 1948 e il 1949, ma difficilmente sembrano riconducibili alla mano dello stesso artista: ampollose, corporee e di gusto intensamente pittorico le prime, rigorose, schematiche, quasi indefinite le seconde. La libertà mentale e artistica di Picasso, il suo eclettismo e la sua tecnica inarrivabile sono fortemente evidenziati dal confronto tra i due volumi.

Sogno e menzogna di Franco, I, acqueforti e acquatinte, 1937
Sogno e menzogna di Franco, I, acqueforti e acquatinte, 1937

La mostra si conclude idealmente con La Celestina, la serie di 66 lastre, incise all’acquaforte e all’acquatinta apparsa nel 1971, anno in cui Picasso compì 90 anni. Qui don Pablo illustra il testo della Tragicomedia de Calisto y Melibea (nota appunto come ‘La Celestina’), sommo capolavoro della letteratura spagnola, scritto da Fernando de Rojas nel 1499, in cui si raccontano le vicende della mezzana Celestina, le sue macchinazioni diaboliche e i consessi amorosi, con una particolare attenzione, al limite dell’ossessione, per i nudi femminili ricorrenti. Accompagna l’iniziativa un catalogo (edizioni Galleria Bellinzona) che riproduce tutte le opere esposte e raccoglie una serie di testimonianze di amici, critici d’arte, giornalisti, collezionisti e professionisti.

 

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