El Greco: il moderno incompreso, dimenticato per tre secoli

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La visione di San Giovanni, 1608-14, (part.)
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Museo del Prado, Madrid

Dal 24 giugno al 5 ottobre 2014

E’ un paradigma reiterato per tanti artisti nella storia dell’arte, ma quello di Dominikos Theotokopoulos, meglio noto come El Greco (1541 – 1614), è forse una circostanza delle più eclatanti. Non inquadrabile nelle scuole pittoriche classiche, insofferente allo stile naturalista, visionario e stravagante quanto mai per l’epoca, El Greco ha troncato i vincoli obbligati della visione verista preferendogli l’emozione più intima. Tanto sottovalutato da vivo quanto stimato e celebrato posteriormente. Non ebbe allievi e non ha creato scuole, fu riconosciuto dalla critica soltanto tre secoli dopo, grazie ai maestri dell’Impressionismo che lo hanno eletto come un precursore del  modernismo, un loro progenitore. Tra le caratteristiche più impressionanti della sua opera, si distinguono le figure dilatate, i colori splendenti, la padronanza della luce e delle costruzioni di enormi architetture pittoriche; si percepiva già il sussurro dell’arte moderna.

San Luca dipinge la Vergine. Tempera e oro su tavola. Periodo greco cretese. Benaki Museum, Atene
San Luca dipinge la Vergine. Tempera e oro su tavola. Periodo greco cretese. Benaki Museum, Atene

A 400 anni dalla morte, una mostra e una serie di eventi straordinari rendono giustamente onore al pittore nato sull’isola di Creta e vissuto tra l’Italia e la Spagna. 100 capolavori provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo ricostruiscono l’integrale cammino artistico “del più moderno dei grandi pittori del XVI e XVII secolo”, come spiega il presidente della Fundación  El Greco 2014, Gregorio Marañón. La mostra comincia da una scenografica scelta di capolavori del maestro, accentuando l’influenza del pittore su artisti del calibro di Manet e Cézanne, mentre una particolare sezione metterà in risalto l’ascendente che El Greco esercitò su Picasso e sulle origini del Cubismo, così come saranno messi in evidenza gli autorevoli temi di capacità creativa che il maestro cretese ha donato alle eterogenee tendenze espressioniste nella vecchia Europa e nel nord America.

L’artista fu una figura paradossale nell’arte come nella vita. Dopo il debutto, a Creta, come pittore di icone, dal 1565 El Greco intraprende un viaggio dapprima a Venezia e cinque anni più tardi a Roma. E’ qui che il suo stile,uniformato alla tradizione bizantina, apprende la lezione di Tiziano, Tintoretto e Michelangelo cambiando radicalmente, amalgamando ManierismoRinascimento veneziano. La sua vita artistica riceve nuovo slancio nella Spagna di Filippo II, dove approda nel 1577 (a Madrid prima, a Toledo dopo). Dal florido impero e la predilezione artistica del Re riceve prestigiosi incarichi e dipinge le sue opere più celebri: L’adorazione del nome Gesù, La Spoliazione di Cristo, La Sepoltura del conte di OrgazIl cavaliere con la mano sul petto. 

L'Adoración del Nome di Gesù, 1577-79, olio-su tela cm. 140 × 110. The National Gallery, Londra
L’Adorazione del Nome di Gesù, 1577-79, olio su tela, cm. 140 × 110. The National Gallery, Londra

“Probabilmente fu l’unico vero pittore di fine XVI-inizio XVII secolo. Nessun altro gli somiglia”, afferma Jonathan Brown, professore alla New York University e membro del comitato consultivo che ha organizzato il programma delle mostre e delle altre attività per l’anniversario. La genialità dell’artista di creare “un linguaggio visivo come nessun altro” ha origine in tre luoghi ben diversi: l’isola di CretaVenezia e Toledo, dove abitò per gli ultimi quarant’anni, nel focoso clima della Controriforma. “È questo misto di Creta, Venezia e Castiglia che emerge nei suoi quadri in una fusione totale”, continua il professore.

Presuntuoso e altruista, consapevole della sua peculiarità, si reputava più un pittore-filosofo che non un banale artista, carpiva l’emozione di una umanità mitizzata nella Spagna sempre più intollerante. Era attorniato da una società intellettuale “che spingeva al limite la sua arte, molto di più che se si fosse trovato in un ambiente indulgente e compiacente”, aggiunge Marías. Umanisti e uomini di chiesa componevano l’ambiente culturale dove lui operava, i cosiddetti “funcionarios”, che accettavano El Greco perché, come sottolinea Brown, “riconoscevano la qualità e l’originalità della sua arte. Doveva essere un affabulatore straordinario. Ho quest’immagine di un uomo capace di trovare espressioni deliziose, portatrici di idee, e penso venisse considerato molto stimolante. Perciò gran parte dei suoi ritratti raffigurano questi personaggi

Veduta e mappa di Toledo, 1608 - 1614, olio su tela, cm. 132 x 228. Museo de El Greco, Toledo.
Veduta e mappa di Toledo, 1608 – 1614, olio su tela, cm. 132 x 228. Museo de El Greco, Toledo

Era un uomo orgoglioso – continua il curatore – e con una grande fiducia in se stesso, artista e uomo d’affari ambizioso, amico di pochi e critico di molti, aperto alla riflessione teorica e ansioso, nelle discussioni, di giungere a conclusioni che innervosivano o facevano adirare i suoi interlocutori. Cercò di essere stravagante nel senso positivo del termine, ovvero originale, capriccioso, mai scontato”. El Greco, ovvero un artista che ha dato uno scopo alla sua irripetibilità. E in un mondo livellato globalmente, il suo insegnamento di internazionalità è bene tenerlo a mente e valorizzarlo.

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