Mimmo Rotella. Il linguaggio poetico dei manifesti strappati

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Décollage, 1955, (part.)
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Palazzo Reale, Milano

Dal 13 giugno al 31 agosto 2014

[box type=”shadow” ]Il Décollage e le sue sperimentazioni, il manifesto lacerato, emblema inconfondibile di Mimmo Rotella, sono al centro di una grande retrospettiva. Dieci anni di intenso lavoro del grande artista, dal 1953 al 1964, sono rivissuti attraverso 160 opere in parallelo con altre figure di spicco del ’900, Marinetti, Prampolini, Burri e Fontana fino a Warhol e Pistoletto, in un balletto di reciproche attrazioni[/box]

La tecnica del Décollage, che Mimmo Rotella (1918 – 2006) inventò nei primi anni Cinquanta, altro non era che strappare i manifesti pubblicitari dai muri, modificandoli e riassemblandoli in modo da conferire loro contenuti assolutamente nuovi, trasformandoli così in un nuovo modo di intendere l’arte del secondo dopoguerra, pur risentendo delle atmosfere dadaiste e del ready made di Marcel Duchamp. L’esposizione  “Mimmo Rotella. Décollages e retro d’affiches”, curata da Germano Celant, si focalizza sul periodo  a cavallo degli anni ’60 fino al 1964, quando Rotella partecipa alla XXXII Biennale di Venezia.

Cool. Décollage,1956. Fondazione Mimmo Rotella, Alessandro Zambianchi
Cool. Décollage,1956. Fondazione Mimmo Rotella, Alessandro Zambianchi

“La sua sperimentazione lo porta a rimodulare il poster in ogni modo possibile – spiega il curatore – Lo utilizza come unità di partenza per lo studio dell’aspetto materico che assume a contatto con la tela grezza, in qualità di particella elementare per la costruzione di un immaginario astratto e anche per lo studio della forma che va a costituirsi sul retro del manifesto, tramite l’azione di colle e ruggini”. L’evento è organizzato dal Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e il Mimmo Rotella Institute (Lucia Landoni).

“L’illuminazione”, così dichiarava l’artista, arrivò una mattina del ’53: “Giravo in Piazza del Popolo — ricorda —, ero in crisi, non volevo più dipingere, poi vedo un manifesto lacerato. Mi fermo. Ho un colpo al cuore, una specie di choc. Forse è questo il nuovo messaggio, mi dico”. Un messaggio che dà alla luce il Rotella che ammiriamo, non solo il precursore del movimento Nouveaux Réalistes (la sua prima mostra è del ’55, recensita da Milton Gandel), ma soprattutto il più costante, incrollabile e sofisticato utopista in quel gruppo al quale partecipa nel 1961, invitato dal critico Pierre Restany, nella cui sfera Raymond Hains, Jacques Mahé de la Villeglé, François Dufrêne si servivano, pur con tecniche similari, di manifesti pubblicitari. E’ stato il più attento dialogatore d’europa con gli amici artisti della Pop Art. “Io penso di discendere da Duchamp — spiegava Rotella — Sento forte questa derivazione europea che mi distingue dagli americani. Ho dentro di me la Magna Grecia“.

Le cachet.Décollagé, 1960, cm. 88 x 81. Fondazione Marconi, Milano
Le cachet. Décollage, 1960, cm. 88 x 81. Fondazione Marconi, Milano

Rotella reclamava con veemenza un divario culturale confermato anche dalla coscienza critica nei confronti di una società consumistica attenta prevalentemente all’autorappresentazione. Una sensibilità che lo porta a riflettere anche sui grandi fatti di cronaca. “Strappare” manifesti dai muri è la sola compensazione, l’unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto del cambiamento e delle trasformazioni favolose”, confessava l’artista.

Una poetica replica all’odio ostentato che impacchetta il pianeta, ma anche una dichiarazione di impegno civile: “Credo che l’artista sensibile a ciò che succede nel mondo dovrebbe raccontare con la sua creatività i fatti più importanti della nostra vita, — spiegava — mi sono chiesto se in un momento così tragico l’arte fosse una risposta sufficiente alle follie che ci circondano. L’arte è pace e profezia. E quindi, dopo la morte c’è rinascita”. Un risorgere che schizza fuori da tutti i muri del mondo, dove gli strappi di ogni manifesto ci rimandano un flash fotografico di un sorridente Mimmo Rotella  che ci dice ciao.

Europa di notte. Décollage su tela, cm. 182 x 108. Wien Museum moderner kunst stiftung Ludwig, Wien
Europa di notte. 1961. Décollage su tela, cm. 182 x 108. Wien Museum moderner kunst stiftung Ludwig, Wien

Il percorso dell’esposizione analizza alcuni momenti fondanti dell‘inizio della carriera dell’artista. Sono degli anni ’60 e seguenti i lavori dedicati ai poster del cinema mondiale con i volti dei grandi miti di Hollywood. Tra i capolavori di Rotella che in mostra testimonieranno questa sua ascesa ai vertici dell’arte mondiale, ecco Divertitevi a dare, Le cachet, Con un sorriso, Marilyn, Not in Venice.

La civiltà delle immagini meticolosamente ed ironicamente smascherate in una visione caricaturale e pop-artistica trovano in Rotella il celebratore ed insieme il sognatore vissuto. “Non ho paura di morire. I grandi artisti hanno avuto il privilegio di parlare con Dio. Il mio sogno è proprio questo: parlare con Dio”. Con il rinnovamento nel cuore e questo anelito di Paradiso, Rotella ci hanno insegnato a guardare la città come un luogo di creatività collettiva. Come un museo a cielo aperto dove tante esplosioni di rabbia sui manifesti pubblicitari si trasfigurano in una illimitata forma estetica, magico déjà vu di un percorso vitale e palpitante.

La mostra si avvale di importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, tra cui il Museo del Novecento di Milano, MACRO di Roma, Carré d’Art-Musée d’art contemporain di Nîmes e Musée National d’art moderne – Centre Pompidou di Parigi, Tate Modern, Londra, Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, GNAM –  Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma.

Per ponderare l’opera di Rotella all’interno del panorama artistico internazionale dell’epoca e comprendere il suo contributo e la sua originalità, vengono esposti alcuni lavori che si confrontano con quelli di altri grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, europei e americani, quali Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini, Kurt Schwitters, Hannah Höch, Jean Fautrier, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Jacques Mahé de la Villeglé, Raymond Hains, Andy Warhol e Michelangelo Pistoletto.

 

 

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