“To be or not to be”. Giulio Paolini artista shakespeariano

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Big Bang 1997-98
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Whitechapel Gallery, Londra

fino al 14 settembre 2014

[box type=”shadow” ]Zelante e sensitivo, l’artista Giulio Paolini, come un Amleto contemporaneo, indaga sul ruolo o non ruolo dell’artista nei confronti dell’opera, dalla sua creazione alla susseguente interpretazione dello spettatore.[/box]

“To Be or Not to Be” è il titolo emblematico della mostra monografica di Giulio Paolini, dal 9 luglio alla WhiteChapel Gallery di Londra, che in questa occasione si presenta come un vero palcoscenico teatrale. Personaggio di rilievo dell’avanguardia concettuale italiana, Paolini si è affermato all’attenzione del pubblico internazionale insieme ad altri artisti della sua generazione legati al movimento dell’Arte Povera quali Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.

Académie 3, 1965
Académie 3, 1965

La mostra  tratta 50 anni di lavoro dell’artista (nato nel 1940 a Genova, vive e lavora a Torino), fino alle opere più recenti. Sua è la considerazione sulla funzione e sulla  figura dell’autore maturata nel corso degli anni Sessanta. “Attraverso l’uso del mezzo fotografico, mi inoltro ancor più in quella che era la mia vocazione, più che di autore o di pittore, di spettatore in attesa: con la fotografia, in Giovane che guarda Lorenzo Lotto e in altri quadri che seguiranno, cambio identità: da spettatore travestito da pittore mi ritrovo autore travestito da spettatore”.

Rievocando Amleto come modello, il leit-motiv della mostra ci spinge a riflettere sul dubbio dell’essere e della valutazione ai confini dell’esistenza, tra il dramma del morire, sognare e del vivere, attraverso una decisa e consapevole azione. Una visione che risale al Rinascimento, fluttuando tra passato, presente e futuro che, nel caso di Giulio Paolini, diventa autoanalisi, interiorità e esplorazione degli estremi ideali dell’umanità. Incentrando la propria indagine sulla potenza delle immagini, sul progetto e la ricezione dell’opera, nonché sulla funzione dell’artista, Paolini sostiene che “un’opera, per essere autentica, deve dimenticare il suo autore”.

Cariatidi, 1980. Litografia a colori, cm. 50 x 70
Cariatidi, 1980. Litografia a colori, cm. 50 x 70

La retrospettiva presenta ventuno lavori che indagano le relazioni tra l’opera, l’autore e lo spettatore. Fulcro indiscusso fra le opere esposte sono trame e circostanze dell’autore, che si dilatano a cerchi concentrici dall’autoritratto alle sculture, ai disegni, fotografie, installazioni e proiezioni in un intreccio sfaccettato e arcano. La recondita connessione con la storia dell’arte si estrinseca nella capacità di ridare vita a calchi in gesso di sculture classiche e di riproduzioni di maestri classici come Chardin, Lotto e Velázquez.

L’identità dell’artista si rivela nelle opere come Delfo, Academie, e in Giovane Che guarda Lorenzo Lotto: l’allestimento suggerisce un trittico in cui Giulio Paolini riconquista il mito secondo rimandi visivi, scambiando la prospettiva degli spettatori, allusivamente invitati nel suo studio. Guardiamo ancora Big-Bang, dove dipinti, disegni e carte formano un complesso tessuto di contrappunti, Contemplatore enim, un’installazione scultorea in plexigas con l’immagine di valletti settecenteschi che espongono allo spettatore la silhouette di ipotetiche tele. Conclude l’opera finale L’autore Che credeva di esistere (Sipario: Buio in sala), 2013, un allestimento che rimanda a uno studio d’artista, con un piano di lavoro sommerso da disegni, fotografie e progetti, e una proiezione di immagini a parete come in un teatro dell’evocazione.

Contemplator enim, 1992, (dettaglio)
Contemplator enim, 1992, (dettaglio)

Giulio Paolini nel 1959 si è diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Giambattista Bodoni a Torino. Ha iniziato a sviluppare la sua ricerca artistica nel 1960, con il Disegno geometrico, Pater del suo lavoro. Nel 1964 ha tenuto la prima personale alla galleria La Salita a Roma. Dal 1967 è stato invitato da Germano Celant a partecipare alle mostre dell’Arte Povera. Nel 1995 ha ottenuto il titolo di Chevalier des Arts et des Lettres a Parigi, elevato nel 2002 al grado di Officier. Ha partecipato a diverse edizioni di Documenta Kassel (1972, 1977, 1982 e 1992) e alla Biennale d’Arte di Venezia. Nel 2004 ha fondato insieme alla moglie la Fondazione Giulio e Anna Paolini.

La mostra è curata da Bartolomeo Pietromarchi, curatore ospite, e Daniel F. Herrmann, eisler curator e head of Curatorial Studies della Whitechapel Gallery, in collaborazione con Emily Butler, assistant curator alla Whitechapel Gallery.
Il catalogo è stato realizzato in collaborazione con il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma e edito da MACRO/QuodlibetEdizioni, con testi di Bartolomeo Pietromarchi e Daniel F. Herrmann e saggi di Gabriele Guercio e Barry Schwabsky. In occasione della mostra, Giulio Paolini ha realizzato un’edizione grafica in tiratura limitata,  Dopotutto (2014) esclusivamente per la Whitechapel Gallery.

Link: www.whitechapelgallery.org

 

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