Amedeo Modigliani, il “Cigno di Livorno”. A Pisa

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Grande nudo disteso, 1917, olio su tela, cm. 73 cm × 116. Museum of Modern Art, New York
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Palazzo Blu, Pisa

Fino al 15 febbraio

[box type=”shadow” ]”La sua pittura rivela sempre un momento di intimità, un faccia a faccia con la modella che per lui era spesso legato alla seduzione. E sono rare le modelle di cui lui abbia fatto più ritratti. Jeanne è stata l’amore della sua vita: i 25 ritratti dimostrano la sua passione. In più lei aveva la silhouette-tipo della pittura di Modigliani: il collo allungato, le forme longilinee, l’aspetto malinconico..” Jean Michel Bouhours, curatore del Centro Pompidou. [/box]

Il “Cigno di Livorno”, come lo chiamavano gli amici, bello e afflitto allo stesso tempo, fu rinvenuto una mattina all’alba, accasciato su una strada di Montmartre, ebbro di vino. Sì, era proprio lui, Amedeo Modigliani. Non avrebbe certo più smesso di bere, ma è anche certo che non avrebbe più cessato di dipingere, con l’impeto e il furore di chi non può perdere tempo. Così è nato il protagonista mitizzato Modì, una vita libertina, perfetta incarnazione del romantico eroe che tutto ha dissipato; vengono alla luce così i i suoi espressivi ritratti, spiccano così le sue sensuali donne dal collo troppo lungo, piene di splendore, di cui lui non voleva mostrare il corpo, ma l’anima, oggi simboli eterni dell’arte moderna.

Oltre  cento sono le opere in mostra. Tra i dipinti del livornese da sottolineare la schietta e deliziosa Stradina Toscana e il Ritratto di Aristide Sommati. E in aggiunta il Ritratto di donna che partecipa ad una seduta spiritica, del 1905 , Ritratto di Maurice Drouard La mendicante. Con Hermaphrodite, (matita su carta del 1911) notiamo anche i pregevoli accostamenti al cubismo. Galvanizzanti sono poi la Donna con nastro di velluto,Testa rossa, dello stesso anno. Una toccante Jeanne Hebuterne del 1918, Ritratto di Soutine  la Ragazza rossa. Sono folgoranti Il violoncellista, Nudo sdraiato, Donna sedutaDonna col colletto bianco.

Amedeo Modigliani. Maurice Drouard, 1909, Olio su tela, cm. 61X46. Collezione privata
Amedeo Modigliani. Maurice Drouard, 1909, Olio su tela, cm. 61X46. Collezione privata

Un “Carnet di disegni” malinconico e ermetico con i fogli che narrano momenti irripetibili: “Lettera al fratello Umberto” da suspense. Nell’esposizione pisana Modigliani ha accanto il gotha di maestri immortali: i suoi capolavori vivono con altre gemme, accomunati tutti da una arcana meta, la Parigi di Montmartre e Montparnasse, simbolo di una stagione epocale. Ci sono opere di Picasso, Chagall, Léger, Utrillo, Soutine, tra gli altri. Installazioni multimediali, disegni, curiosità anche inedite e documenti eccezionali completano l’evento.

A Pisa ci sono, più di ogni altra cosa, i profumi di quelle atmosfere: da Livorno a Parigi, nel nome di Modì. Sono prestiti del Centre Pompidou di Parigi, altri dipinti arrivano dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere. )“Cinque straordinari Modigliani provengono dal Musée de l’Orangerie di Parigi che ha accettato di prestare tutte le opere dell’artista livornese della collezione Jean Walter e Paul Guillaume), spiegano gli organizzatori e il curatore della mostra, Michel Bouhours, tra i massini studiosi di Modigliani e responsabile del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi.

Quella pisana è una rassegna particolarmente straordinaria, non solo perché si sviluppa ripristinando gli intimi ambienti culturali di Modì e del suo momento, ma perché con grande coraggio si collega a un’altra esposizione, quella che si svolge in contemporanea al museo nazionale di San Matteo e dedicata ai falsi Modigliani. Qui, le protagoniste, sono le tre Teste ripescate nel 1984 nei Fossi Medicei, che fecero gridare al miracolo una schiera di critici d’arte (primi tra tutti Giulio Carlo Argan) e che poi si rivelarono la burlesca creazione di ragazzi livornesi armati di trapano elettrico. E il miracolo si trasformò in uno scandalo.

Amedeo Modigliani. La mendicante, 1909, Olio su tela, cm. 46 X 38. Collezione privata
Amedeo Modigliani. La mendicante, 1909, Olio su tela, cm. 46 X 38. Collezione privata

La scultura, quella vera, è ben presente con alcuni capolavori. Pezzi meravigliosi di Constantin Brancusi, il grande scultore nel cui atelier Modigliani imparò l’arte del maestro per tanti anni. Come la Principessa X, Mademoiselle Pogany III che quasi dialoga con le due teste scolpite nella pietra da Modì e Il tempio del piacere, dedicato al dominio magnetico delle donne.

Jean Michel Bouhours, curatore del Centro Pompidou e ideatore della mostra pisana “Amedeo Modigliani et ses amis”, ce ne parla così: ” L’esposizione è concepita come una serie di momenti che descrivono la carriera di Modigliani: la sua vita a Livorno, con le sue amicizie, il suo arrivo a Parigi e l’influenza di Cezanne, la scultura e il suo mentore Constantin Brancusi, i legami con il cubismo e gli amici dell’ Ecole de Paris. Infine c’è il ritrattista geniale. Si aggiungono una sala dedicata alle opere su carta e un’altra con un film della Tv francese di Jean-Marie Drot su Modigliani a Montparnasse”.

 

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