Le velenose fantasie di Sigmar Polke, popartista tedesco

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Senza titolo, 2003, (dettaglio)
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Tate Modern, Londra

fino all’8 febbraio 2015

[box type=”shadow” ]Sigmar Polke è stato uno degli artisti più famelici nella sperimentazione del XX secolo. Alibis è la prima retrospettiva a raggruppare opere che attraversano mezzo secolo di lavoro tra dipinti, sculture, quaderni, film, registrazioni audio, stampe, proiezioni di diapositive e fotocopie, oltre a svariati materiali.[/box]

Il suo “anti-style” nell’arte, rivissuto nella vita non convenzionale con feroci critiche alla fiorente società dei consumi della Germania ovest, lo ha stimolato alla creazione della corrente pittorica “realismo capitalista” in risposta alla Pop Art americana, esternando il suo umorismo insolente con un atteggiamento cinico e un profondo scetticismo nei confronti di tutte le forme di autorità, sfidando politica e critica sociale senza stereotipati distinzioni tra alta e bassa cultura.

Sigmar Polke. Ritratto di Lee Oswald 1963, raster drawing. Images courtesy of the Estate of Sigmar Polke /DACS, London/VG Bild-Kunst, Bonn
Sigmar Polke. Ritratto di Lee Oswald 1963, raster drawing

Reputato largamente come una delle personalità strategiche nella generazione del dopoguerra, Sigmar Polke, (1941 – 2010), era naturalmente dotato di un impudente spirito nella spasmodica ricerca di stili, soggetti, materiali e materie; nel corso della sua carriera, il caleidoscopico artista ha focalizzato la sua ricerca sulla fotografia e sulla pittura, carpendo furbamente le fotografie da giornali e riviste, riproducendole con prodotti chimici fotosensibili sulla tela, ingrandendole e spesso trasformandole da non riconoscere più l’originale.

Nato in Slesia tra la Germania e la Polonia, durante la seconda guerra mondiale, Polke è fuggito con la sua famiglia in Germania. Nel 1953 è nella città occidentale tedesca di Dusseldorf, dove studia all’Accademia, stringe rapporti di amicizia e di collaborazione con Gerhard  Richter e Konrad Fischer-Lueg ed espone le prime opere. Polke è cresciuto in un’epoca in cui molti tedeschi hanno cercato di deviare la colpa per le atrocità del nazismo con l’alibi, “non ho visto nulla”.

Girlfriends,1965-66
Girlfriends,1965-66

Il suo è un vagabondaggio sempre extra-artistico. Contaminazione e trasformazione, lavorare con vecchi pigmenti talvolta tossici, estrarre del colorante da lumache bollite, utilizzare elementi non comuni con foglie d’oro, pluriball, patate e fuliggine sul vetro. E’ innegabile e ben palese in tutta la sua opera che egli ha anche viaggiato molto.

Polke sin dal 1963 attua una politica di spaesamento: danza nel linguaggio della scultura e architettura, sperimenta i confini periferici della pittura. Ha intrapreso una strada molto diversa di creare arte, combattendo dal 1960 la società dei consumi e spiattellando il suo amore per i viaggi. Il radicalismo degli anni ’70 ha avuto un ruolo preminente nell’arte di Polke, sperimentando anche materiali psichedelici come sostanze allucinogene, la droga e la vita in comune e la sua ricerca sempre più estrema dopo il 1980.

Mao, 1972
Mao, 1972

Attraversando una retrospettiva burlesca e antipolitica lo spettacolo Alibis fornisce una vastissima panoramica della interdisciplinarietà di Polke che nel suo lavoro ha volutamente perso ogni compattezza stilistica. Con sarcasmo e obiettività ha dimostrato che la sua ricerca era incentrata sullo stupore e sullo sbalordimento, per cui ogni oggetto dipinto o scolpito, fotografato o serigrafato, non doveva adeguarsi a canoni prestabiliti dell’universo artistico, ma a momenti di analisi discordanti.

La mostra è organizzata dal Museum of Modern Art di New York, con la Tate Modern di Londra. Organizzato da Kathy Halbreich, Associate Director, The Museum of Modern Art, con Mark Godfrey, Curatore, Internazionale d’Arte, Tate Modern, e Lanka Tattersall, Curatorial Assistant, Dipartimento di Pittura e Scultura, il Museo di Arte Moderna. Curata alla Tate Modern di Mark Godfrey, Curatore, Internazionale d’Arte, con Kasia Redzisz, Assistente Curatore, Tate Modern.

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