L’oro straripante nelle tele di Gustav Klimt, il pittore delle donne

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Gustav Klimt. Fregio di Beethoven, 1902. Bacio cosmico, dettaglio, cm. 24,4 x 200. Palazzo della Secessione, Vienna
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Pinacothèque, Parigi

fino al 21 giugno 2015

[box type=”shadow” ]“Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.” Gustav Klimt[/box]

Il geniale pittore austriaco e la storia della Secessione sono in mostra con la straordinaria esposizione “Ai tempi di Klimt – La Secessione Viennese”.
E’ una rara occasione per poter ammirare una raccolta di 200 opere e documenti personali di Gustav Klimt (1862-1918 ) e di altri importanti esponenti di questa nuova corrente artistica. La Pinacoteca di Parigi, in collaborazione con Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, propone questo evento davvero incomparabile interamente imperniato su uno dei movimenti sviluppatisi contemporaneamente all’Art Nouveau agli inizi del XX secolo.

Gustav klimt. La Musica I, 1895, olio su tela, cm. 37 × 44.5. Neuepinakotek, Munich
Gustav klimt. La Musica I, 1895, olio su tela, cm. 37 × 44.5. Neuepinakotek, Munich

Gustav Klimt provocò la scissione dalla Wiener Kunsterlhaus, l’associazione ufficiale degli artisti viennesi, e assieme ad altri 18 artisti, creò nel 1897 l’Unione degli artisti della Secessione. La mostra si propone di dimostrare che, per la Secessione, “tutte le arti erano su un piano di parità, la pittura, la scultura, l’architettura, disegno, fotografia,”, afferma Alfred Weidinger, curatore della mostra e Conservatore al Belvedere. “Perché tradizionalmente, a Vienna il primo posto spetta alla pittura. Poi è arrivata la scultura. La fotografia, non aveva importanza”, ricorda Weidinger.

Nel 1898 viene inoltre inaugurato e aperto, come luogo espositivo, il Palazzo della Secessione, realizzato da Joseph-Maria Olbrich. Sopra di esso, su una specie di trabeazione, è scritto il motto della secessione: “Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà” (Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit), suggerita dal critico Ludwig Hevesi e rimossa dai nazisti nel 1938. Questo movimento, pur non proponendo un programma ben chiaro dal punto di vista stilistico, si allontana dall’accademismo imperante e si concentra piuttosto su una fresca riflessione, espressione di quell’opera d’arte totale a cui tendevano tutti gli artisti più innovativi del tempo.

Gustav Klimt. Judith, Giuditta con la testa di Oloferne,1901. Olio su tela,  cm. 84 x 42.  © Belvédère, Vienne
Gustav Klimt. Judith, Giuditta con la testa di Oloferne, 1901. Olio su tela, cm. 84 x 42. © Belvédère, Vienne

Con il lusso decorativo delle opere mature personalizzate da un esorbitante uso delle lamine d’oro, Klimt occupa un posto fondamentale nel crescente sviluppo della nuova arte fornendo le basi per la nascita dell’espressionismo, una naturale evoluzione della lotta intrapresa dai secessionisti.

La mostra apre con l’introduzione all’arte imperiale austriaca per presentare poi le prime opere di Gustav Klimt, ancora influenzato dall’accademismo. Figlio di un orafo, Gustav ha studiato alla Scuola di Arti e Mestieri a Vienna creando nel 1880 con il fratello Ernst e il suo amico Franz Matsch un laboratorio di teatro e pittura murale. “A Vienna nel 1900, il tema che domina il processo artistico, è la donna,” ha detto il curatore.

E proprio sulla figura femminile che Klimt concentra le sue attenzioni in un singolare ed esclusivo culto della donna, lui che ha sempre vissuto con la madre e le sorelle. Le sue donne, fragili e fatali, palesano contemporaneamente l’inquietudine della morte e impugnano gli stati psicologici Freudiani. “Ha osservato le donne nella loro intimità. Dipinge le donne in gravidanza, fatto che ha causato uno scandalo.”

Gustav Klimt. Ritratto di Adele Bloch Bauer, 1907. Olio su tela, cm. 138 x 138.  New York City, Neue Galerie
Gustav Klimt. Ritratto di Adele Bloch Bauer, 1907. Olio su tela, cm. 138 x 138. New York City, Neue Galerie

Giuditta I di Klimt, capolavoro assoluto e fondamentale della mostra, è una figura biblica nuda che tiene la testa mozzata di Oloferne in un ambito dorato. Le donne sono raffigurate in parte come esseri superiori, in parte come oggetti sessuali introducendo un’indefinibile legame con la modernità. Una suprema libertà compositiva caratterizza le sue tele, create con sontuose decorazioni e abbondanza di materiali, che evocano le monumentali civiltà del passato, egiziana, assira e greca, vagamente orientali. E non solo. L’eccezionalità dell’evento è sottolineato anche da rari documenti relativi alla vita dell’artista, della sua famiglia e dei 2 fratelli pittori Ernst e George con i quali Gustav spesso collaborò.

La rassegna prosegue con i capolavori della Secessione, dell’avanguardia austriaca e con le prime opere di altri esponenti di questo movimento artistico come Egon Schiele e Oskar Kokoschka. A chiudere il panorama, una sezione finale della mostra è dedicata alle forme d’arte viennese, allo storico e raffinato artigianato, che ha generato mobili, preziosi gioielli e splendide ceramiche, oltre a ricostruzioni complesse di opere e di ricchi materiali storici, testimonianze della genesi e dell’evoluzione dei grandi artisti e architetti di quel periodo, come Adolf Loos, Josef Hoffmann e il Laboratorio viennese.

 

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