Sesso e Aggressività. L’origine del mondo secondo Judith Bernstein

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Judith Bernstein. Vagine, 2015 (dettaglio)
Vagine, 2015 (dettaglio)
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Mary Boone Gallery, New York

fino al 27 giugno 2015

[box type=”shadow” ]L’artista Judith Bernstein, incentrando la sua spasmodica ricerca sulla desessualizzazione del corpo femminile, dipinge coraggiosamente tutta la sua collera sulla tela, in una cruenta lotta contro il sesso maschile.[/box]

Judith Bernstein (1942) è un’artista femminista celebre per i suoi disegni erotici. Di famiglia ebraica del New Jersey, impara a dipingere dal padre, consegue due corsi di laurea alla Pennsylvania State University per approdare poi al Bachelor of Fine Arts e a un Master of Fine Arts  presso la Yale University. Qui  scopre le prime e forti opposizioni verso l’arte femminile. Nella sua iniziazione all’arte preferisce esprimersi con i graffiti e si ispira a Jackson Pollock, ma dal 1964 decide di puntare sull’arte erotica con una lunga sequenza di violenti e angoscianti ritratti.

L’universo dell”arte a New York era difficile da infrangere per qualsiasi donna, sopratutto per un’artista come la Judith Bernstein. “Non ci hanno preso seriamente, ci hanno riso in faccia” dice “non erano pronti alla nostra estetica. Non erano aperti alle donne”. E la donna è il personaggio principale del suo travagliato percorso artistico, rappresentata come genesi dell’universo, l’elemento ancestrale, il big bang  che l’autrice rimanda simbolicamente alla vagina, palesemente intimidita ed assediata da un persistente attacco del sesso maschile.  E’ ultimo tabù di slang sessuale su una tela, dove le donne possono coltivare  la loro secolare rabbia in un incalzante dialogo tra il fallo e la nascita.

Simboli sessuali

In questa mostra i genitali femminili la fanno da padroni riempiendo le tele di grandi dimensioni. “Voyeur”, una panoramica sugli ultimi dipinti e disegni di Judith Bernstein, la pittrice che da cinquant’anni affronta con cruenta ironia il conservatorismo della politica con aggressioni sessuali spiattellate sulle grandi tele ipercromatiche. Pennellate manifestamente astratte vivono su plateali riferimenti psico-sessuali nelle forme estremizzate di caos, eccesso e follia. Elementi che trasformano i genitali femminili non come simbolo di repressione ma come palese strumento sessuale che sfoga la sua aggressività sull’uomo, inibendone le primitive pulsioni, fin quasi a fagocitarlo.

La Bernstein è stata una delle fondatrici di A.I.R. Gallery (la prima galleria dedicata ad artiste donne) e una delle prime partecipanti e attiviste del movimento Guerillas Girls. L’artista adopera un linguaggio perentorio senza deviare dall’obiettivo di far vivere nella sua pittura la vagina come elemento principe, paragonandola a un contenuto cosmico e fecondo.

I quadri di Judith Bernstein sono nei maggiori musei: New Museum di New York; Studio Voltaire di Londra; MoMA (Museum of Modern Art), New York; Whitney Museum of American Art; Brooklyn Museum e il Museo Ebraico di New York.  Piper Marshall è il curatore dell’evento.

Link. maryboonegallery.com

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