Katarte / Le Metamorfosi di Paul Gauguin al MoMA di New York

Manao Tupapau (Lo spirito dei morti veglia), 1892

Le Metamorfosi di Paul Gauguin al MoMA di New York

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MoMA,  Museum of Modern Art,  New York  City

8 Marzo – 8 Giugno, 2014 Anche se Gauguin (1848-1903) è meglio conosciuto come un pioniere della pittura moderna, questa mostra presenta un aspetto meno noto, ma forse ancora più innovativo, della sua vita artistica. Non solo pittore, ma anche intagliatore, incisore, ceramista e litografo. Sono le altre facce di Paul Gauguin, quelle con cui il MoMa  aprirà la monografica “Metamorfosi” che racconta lo stretto rapporto che lega diversi momenti e produzioni dell’artista esponendo circa 160 lavori, che non sono mai stati mostrati, alcuni dei quali provenienti da collezioni private. Agente di cambio a Parigi, benestante, Paul Gauguin lasciò il suo lavoro sicuro per una vita avventurosa viaggiando in Martinica, Bretagna, Arles, Tahiti e, infine, le Isole Marchesi. Dopo aver esposto con gli impressionisti a Parigi, egli investì tutte le sue energie per pervenire ad un’espressione “primitiva”. Uno stile che sarà molto influente per le future generazione di artisti.

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Tehura-Scultura, 1891-1893, fiore di legno policromato, H. cm. 22,2

Autodidatta, viaggiatore e ricercatore ossessionato dell’originalità, Paul Gauguin ha prodotto un’infinità di xilografie sperimentali, rilievi, sculture e opere seriali che sono meno note dei suoi dipinti ad olio di donne tahitiane, ma emette nuova luce su una esaltante serie di stampe e disegni. “Ha avuto una forte convinzione nel suo genio, fare cose che nessuno aveva fatto prima. Prendere materiali diversi e elaborare nuove tecniche era il suo modo di lavorare “, ha aggiunto la curatrice Starr Figura, che considera Gauguin il padre del moderno concetto di incisione. “L’idea che ha portato all’allestimento di questa mostra – ha spiegato durante l’anteprima stampa – è stata quella di offrire un’angolazione diversa di un artista che tutti pensiamo di conoscere. Crediamo che la storia mai raccontata su Gauguin è Le stampe di Gauguin appunto.

La Dea Hina, 1894-95. Xilografia con ritocco manuale, cm. 15.1 x 11.7
La Dea Hina, 1894-95. Xilografia con ritocco manuale, cm. 15.1 x 11.7

Per approfondire meglio le affinità tra queste sperimentazioni, Metamorfosi è stata divisa in gruppi. Zincographs: The Volpini Suite, dal nome del Caffè Volpini di Parigi. Era l’anno 1889 e Gauguin creava le sue prime stampe su lastre di zinco invece che sulle tradizionali lastre di calcare usate per la litografia. Woodcuts: The Noa Noa Suite and The Vollard Suite mostra i suoi primi intagli sul legno. Per lo più si tratta di soggetti che richiamano atmosfere tahitiane. Watercolor Monotypes presenta il Gauguin che realizza stampe ad olio o acquerello che poi vengono trasferite su carta.

Vaso con tahitiani Gods-Parlare di Hina-Tefatou. 1893-1895. Terra-cotta, 34.3 x 14.4 x 14 Vaso con Deai tahitiani, Dea Hina, 1893-1895. Terracotta, cm. 34.3 x 14.4 x 14
Vaso con Dei tahitiani, Dea Hina, 1893-1895. Terracotta, cm. 34.3 x 14.4 x 14

Infine, il gruppo ‘Oil Transfer Drawings’ è uno spaccato sulla tecnica di trasferimento dei disegni a olio, da lui inventata. Si tratta di un ibrido tra un disegno e una stampa, ogni trasferimento di disegno è una sorta di opera a due facce, con il disegno a matita da un lato e il disegno trasferito sull’altro. “Prima si cosparge l’inchiostro della stampante su un foglio di carta – spiegava lo stesso Gauguin – poi si mette su un secondo foglio e si disegna una cosa a piacere. La pressione della matita fa sì che l’inchiostro del foglio di sotto aderisca alla parte inferiore del foglio di sopra. Quando si solleva il foglio superiore il disegno viene trasferito, in senso inverso, sulla parte posteriore. Il risultato dell’immagine trasferita è l’opera d’arte finale”.

Richiamandosi a Giotto, Raffaello ed a Dominique Ingres come archetipi artistici, le figure disegnate da Gauguin sono definite da una marcata linea di contorno, raffinata e decorativa. Sono disegni in cui si esalta l’immagine dipinta d’una regina maori con le insegne della regalità e della sensualità, il ventaglio e i manghi, la regina Barbara è Venere ed Eva insieme, la maschera lignea richiama demoni pagani o dell’inferno cristiano; sono immagini di miti classici, cristiani e maori. Gauguin ha ormai fatto propria la realtà fisica e simbolica del mondo polinesiano portando con sé dall’Europa un ricco “bagaglio”  di riproduzioni d’arte.

Una delle virtù di questa mostra, rivelatrice di un Gauguin tenebroso, è che offre la possibilità di rivedere le nostre interpretazioni di primitivismo. Gauguin, con le sue spose-bambine ha rappresentato atteggiamenti selvaggi, ha raffigurato una Polinesia dove la natura diviene simbolo di sovrannaturali valori paradisiaci e le figure umane divengono icone di un’umanità semplice, autentica e spontanea.

Soprattutto le figure femminili delle vahiné polinesiane sono la presenza dominante delle sue rappresentazioni, spesso ritratte in pose di tale “naturalezza” da apparire discordanti rispetto alla moralità sessuale europea. Ma il primitivismo di Gauguin non è mai stato una moda scopiazzante del Sud Pacifico. bensì un primitivismo “nobile” dove è visto l’uomo migliore, i luoghi in cui vuole perdere se stesso per rinascere un artista vero. E’ facile dire che  Gauguin con i suoi quadri ipercolorati era un  ”esotico”, ma se ci immergiamo dentro le stampe misteriose scopriamo che propagano un impulso diverso e inesplorato: la Polinesia repentinamente non è più un bucolico paradiso inviolato dall’Europa, ma una località più globale, imprescindibile dalle contrapposizioni e dalle ossessioni.

La Luna e la Terra, 1893. olio su tela, cm. 112 x 61
La Luna e la Terra, 1893, olio su tela, cm. 112 x 61

L’esperienza nei “mari del Sud” è considerata preminente nella produzione dell’artista, in quanto fu in Polinesia che Gauguin sciolse e risolse molti nodi e ambivalenze portati alla luce dal simbolismo. Fu infatti in questi luoghi originali che il pittore vide maturare la sua arte verso un simbolismo moderno e completo, portando il suo ricercato primitivismo all’eccesso. Nuovi paesaggi, luce e colori diversi, persone dalle peculiarità fisiche ed abitudini completamente inusuali. Egli rivisitò dunque questi nuovi soggetti trattandoli con la sua eccezionale sensibilità. Renato Barilli, riferendosi al quadro intitolato Manao Tupapao (Lo spirito dei morti veglia), così commenta: “È l’artista stesso che osserva come la posa della vahiné, sconcia secondo il nostro rigido codice sessuale, non lo è affatto in quello maori, dove esprime invece abbandono indifeso e quasi propiziatorio alle forze dell’ignoto e della morte”.

Paul Gauguin ha creato un “sogno” capace di sollecitare l’ambito pulsionale col colore, nelle tonalità fredde bluastre e in quelle porpora, verdi e gialle, e con i rigogliosi alberi, simboli della rigenerazione incessante della natura. Gauguin aveva ricevuto una lettera dall’amico Henry de Monfreid , nella quale gli diceva: “Attualmente lei è il favoloso, leggendario artista che invia dall’Oceano Pacifico opere sconcertanti ma inimitabili, creazioni, per così dire, di un grande uomo che è sparito dal mondo. Lei gode dell’immunità del morto illustre ed è passato alla storia dell’arte”. Gauguin non poté più assistere al suo trionfo. Chissà come avrebbe reagito a questo improvviso applauso del mondo, di questo mondo odiato ed insopportabile, da cui si poteva soltanto fuggire. Ma improvvisamente la civilizzazione, complicata com’era, si riconosceva proprio in lui, nella sua avversione per il mondo e nella sua utopia della natura primitiva e redentrice.

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